“IO SONO” LA PORTA DELLE PECORE

“IO SONO” LA PORTA DELLE PECORE

 

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In Giovanni 10:7 troviamo la terza affermazione di Cristo che inizia con “IO SONO”, in questa occasione Egli si presenta come la porta delle pecore. La porta, quindi, un’immagine semplice che ci parla di un punto d’accesso. Le pecore hanno bisogno di una porta per entrare nell’ovile, così l’uomo ha bisogno di Gesù per avere accesso al Padre e per essere di conseguenza membro della famiglia di Dio (Efesini 2:18-19).

Paolo scrive ai Romani descrivendo Cristo come Colui che li ha fatti accedere alla grazia (5:2): nessuno di noi, nella propria condizione di peccatore poteva acquisire il dono immeritato di Dio, ma Gesù si è posto come una porta aperta, affinché chiunque crede possa raggiungere la meravigliosa grazia di Dio. Immaginiamo per un attimo una stanza al cui interno siano custoditi i tesori più preziosi che esistano nel mondo: senza l’esistenza di una porta, nessuno potrebbe beneficiarne; allo stesso modo, senza “passare” per Cristo, nessuno può  “toccare con mano” i tesori della grazia di Dio. Gesù disse chiaramente: “se uno entra per me sarà salvato …” (10:9), nessun uomo, religione o pratica possono dare la salvezza, ma solo Cristo Gesù! Con queste parole il Signore non ci comunica una possibilità di salvezza, ma una certezza, a condizione di passare per Lui.

La porta ci parla di protezione: tutti noi sappiamo che senso di sicurezza dà il semplice atto di chiudere la porta dietro le nostre spalle appena arrivati a casa. Credo che il punto di vista di una pecora sia molto simile: la porta, che si chiude dietro al gregge che torna dal pascolo, dà alle pecore la certezza che nessun animale rapace può fargli del male. Gesù non solo ci offre l’accesso alla vita, ma desidera conservare la salvezza che Egli stesso ci ha data, mettendosi come una “porta” a protezione della Sua chiesa: il “gregge” per il quale ha dato la Sua vita.

La porta ci parla di separazione: chiudere una porta significa separare due ambienti: nella Bibbia leggiamo di un Gesù che è venuto per dividere (Matteo 10:35); non che il Signore voglia deliberatamente farlo, ma la divisione tra chi decide di “entrare” per Cristo e chi deliberatamente sceglie di rimanere fuori è conseguenza di questa o quell’altra decisione. Le Scritture descrivono una separazione tra pecore e capri (Matteo 25:33), dove le pecore rappresentano coloro che sono entrati per la porta dell’ovile, e le capre sono quelli che hanno preferito star fuori: le prime a salvezza eterna le ultime a perdizione. Cristo “segna” la divisione fra la vita e la morte, ma è anche Colui che può “isolarci” da tutti i travagli, i timori e le incertezze che ci sono nel mondo, proprio come fa una porta che si chiude. Dopo una giornata pesante, per ritrovare la tranquillità basta tornare a casa e chiudere dietro a sé la porta d’ingresso: a livello spirituale, il credente sperimenta qualcosa di simile rifugiandosi in Cristo. Con questo non vogliamo dire che il cristiano viva fuori dal mondo, ma chi ha scelto Gesù sperimenta nella quotidianità la pace, la protezione e la tranquillità che solo il Signore sa dare.

La porta delle pecore ci parla inoltre di libertà, in quanto essa non serve solo per entrare, ma anche per uscire. Le pecore entravano dalla porta per trovare riposo e protezione per la notte, ma uscivano dalla stessa il mattino seguente per raggiungere il pascolo. Gesù disse che chi entra per Lui “entrerà ed uscirà, e troverà pastura” (10:9), questo entrare ed uscire descrive la libertà che Egli ci dona (Giovanni8:36): un tempo eravamo schiavi del peccato, ma Cristo ci ha liberati. Inoltre, il Signore ci offre “pastura”; per le pecore, la porta dell’ovile che si apre dopo una notte di riposo, significa accesso al pascolo, che tradotto vuol dire: vita, salute, appagamento. Cristo per noi è questo: non solo l’accesso alla salvezza, ma colui che soddisfa la nostra vita ogni giorno, che ci guida in paschi verdeggianti, passando a volte anche per delle valli fatte di difficoltà.

L’immagine di oggi è senza dubbio consolante: Gesù è l’accesso alla salvezza, Egli è Colui che ci protegge e dietro al quale possiamo rifugiarci. Ma cosa siamo chiamati a fare, sapendo queste cose? Semplicemente, dobbiamo “passare” per Cristo, l’unico Salvatore: riconoscerLo ogni giorno come unico riferimento della nostra vita nel quale possiamo trovare protezione e soddisfazione. Egli, infatti, si definì come la porta delle pecore, e non dell’ovile, anche se è chiaro che le due cose sono perfettamente coincidenti, ma usando questa metafora Gesù sembra voler sottolineare il Suo desiderio di avere un rapporto con il singolo individuo, rappresentato nell’immagine biblica dalla pecora. Ognuno di noi, quindi, è chiamato ad avere un rapporto personale con Lui, per  conoscerLo ed amarLo, entrando così per grazia in quella salvezza eterna della quale Egli stesso è l’Autore.

Luciano Di Marco