“IO SONO” LA RESURREZIONE E LA VITA

“IO SONO” LA RESURREZIONE E LA VITA

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In Giovanni 11:25 leggiamo la quinta affermazione di Cristo che inizia con “IO SONO”. Possiamo subito considerare una particolarità di questa dichiarazione: l’immagine che Gesù usa in questa occasione non faceva parte della realtà quotidiana che le persone vivevano, come lo erano invece le altre metafore che il Signore aveva usato: il pane, la luce, la porta o il pastore. La risurrezione e la vita che ne consegue danno chiaramente l’idea di trovarsi di fronte a realtà che “abbracciano” il soprannaturale.

La vita e la morte vengono comunemente considerate come cose “naturali”, ma la risurrezione deve essere annoverata come un evento fuori dall’ordinario. Da questa prima considerazione possiamo trarre un insegnamento importante: il nostro Dio è straordinario, capace di fare cose potenti e meravigliose e vuole che noi lo conosciamo in questo modo, come Colui che risuscita e che dà nuova vita.

Nell’immaginario collettivo la morte è la fine di tutto; Gesù, attraverso la rivelazione della Scrittura, ci fa comprendere che Egli è capace di andare al di là della morte, perché è la risurrezione e la vita. Leggendo il testo comprendiamo che chi crede nel Figlio di Dio, anche se muore, vivrà: il credente, quindi, non deve temere neanche lo spauracchio della morte perché Cristo è per lui garanzia di vita.

Un’altra particolarità di questa quinta affermazione del Signore è certamente data dal destinatario delle parole di Cristo; nelle meditazioni precedenti, abbiamo notato come Gesù rivolgesse il proprio insegnamento ad una pluralità di persone, in questa occasione invece indirizza le sue parole a Marta, la sorella di Lazzaro. La situazione in cui Gesù si rivela come la risurrezione e la vita è particolare, Cristo, insieme ai suoi discepoli, va a Betania, una località vicina a Gerusalemme, nella quale vivevano tre fratelli: Marta, Maria e Lazzaro. Quest’ultimo, tre giorni prima, era morto e il Signore si trova davanti a una realtà triste, un momento di dolore e di lutto per Marta e Maria. Marta è proprio la prima delle sorelle che Gesù incontra al suo arrivo a Betania, ed è proprio nel corso del colloquio con la donna che Egli rivela a lei, e anche a noi oggi, di essere la risurrezione e la vita.

Una Marta addolorata e scoraggiata racconta a Cristo cosa era successo al fratello, e durante la sua esposizione dei fatti emergono chiaramente due verità fondamentali: Marta credeva che Gesù potesse evitare la morte di Lazzaro (Giovanni 11:21); Marta credeva nella resurrezione nell’ultimo giorno (Giovanni 11:23). Una fede lodevole, che riteneva Cristo capace di evitare la morte di un essere umano, e che credeva nella risurrezione dei corpi. Proprio in questo contesto e davanti a queste belle affermazioni di Marta, Gesù si mostra come la risurrezione e la vita. Con questo insegnamento Gesù voleva che la fede di Marta potesse crescere e fare uno step importante, il Signore infatti vuole che noi crediamo che Egli è l’unico che può ridare la vita.

Lazzaro era morto, e nessuno poteva fare niente per lui, ma Cristo la risurrezione e la vita era l’unico che poteva richiamarlo alla vita. Questo può fare l’IO SONO, colui che è la vita, l’ha fatto con noi (Efesini 2:6) che eravamo morti nei falli e nei peccati (Colossesi 2:13), ed è potente nel farlo coi nostri corpi mortali (Romani 8:11). Con questa meravigliosa affermazione Gesù voleva rivelare a Marta che Egli non era solo il Dio del domani o del passato, ma anche il Signore di oggi.

Gesù non aveva bisogno di aspettare l’ultimo giorno per risuscitare Lazzaro, ma poteva farlo nel corso di quella giornata, gridando ad alta voce il nome del defunto, che alla sua parola sarebbe tornato in vita (Giovanni 11:43). Marta doveva comprendere, perciò, che la risurrezione e la vita non erano lontane ma, avendo davanti a lei il Signore della vita, erano proprio lì. Erano passati quattro giorni da quando Lazzaro era morto, i Giudei credevano che a quel punto il processo di decomposizione dei defunti fosse già iniziato; dalle parole di Marta comprendiamo chiaramente che quest’idea era ben radicata in lei, quando si rivolse a Cristo con queste parole: “Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno” (Giovanni 11:39).

Gesù richiama Lazzaro in vita il quarto giorno dimostrando a tutti che Egli è la risurrezione e la vita, per Lui non ci sono vincoli temporali ma la Sua potenza è efficace in ogni situazione. Anche noi, come Marta, abbiamo bisogno ogni giorno di ricordarci che Cristo è risurrezione e vita ed è capace di fare cose straordinarie, di arrivare dove nessuno può: se abbiamo questa fede, avremo la certezza di vivere in Lui per l’eternità.

A Dio solo diamo la gloria!

Luciano Di Marco