La via d’uscita

La via d’uscita

 “Niuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetterà che non siate tentati al dì là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, onde la possiate sopportare”. 1 Corinzi 10:13

Come credenti non siamo esclusi da prove o tentazioni anzi, la Scrittura dice di non stupirci della fornace accesa in mezzo a noi, come fosse qualcosa di strano. Dio permette che passiamo attraverso svariate prove, le quali risultano necessarie per la nostra crescita spirituale.
“Beato l’uomo che sostiene la prova; perché, essendosi reso approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano”. (Giacomo 1:12)
Ogni prova che affrontiamo non è mai superiore alle nostre forze; Egli ha promesso che sarà sempre con noi donandoci la via di uscita ad ogni nostra tentazione.
Ma qual’ è la via di uscita che il Signore prepara per noi? Forse pensiamo che Dio ci libererà  da tutte le prove, tentazioni o malattie  e non riconosciamo che per mezzo di esse il disegno di Dio si sta compiendo nella nostra vita.
Analizziamo ora alcuni personaggi che sono stati protagonisti nel cammino della fede. La Scrittura ci parla di Giobbe, uomo provato da molte afflizioni, le quali non vennero a causa del suo peccato ma affinchè, per mezzo di esse, Dio potesse rivelare la Sua onnipotenza. Non conoscendo il disegno di Dio Giobbe, nella prova, disse molte cose a sproposito ritenendosi giusto e incolpando Dio delle afflizioni che ingiustamente stava subendo. Dio è amore, conosce la nostra natura e non permette che siamo provati oltre le nostre forze. La via di uscita, per Giobbe, fu riconoscere la sovranità di Dio e restare in silenzio, accettando la Sua volontà e affermando: “Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti d’eseguire un tuo disegno” (Giobbe 42:2).
Per mezzo di quella prova Giobbe riconobbe la sua miseria rispetto al Creatore, dicendo: “Il mio orecchio aveva sentito parlar di te, ma ora l’occhio mio t’ha veduto” (Giobbe 42:5).

Il popolo d’Israele, dopo l’uscita dall’Egitto, si trovò davanti al Mar Rosso, inseguito dagli stessi Egiziani. “Perché gridi a me?” disse Dio a Mosè: “Cos’hai in mano? Tocca il mare col tuo bastone e le acque si divideranno”. Dio ha sempre una via d’uscita.

Possiamo parlare dei tre giovani ebrei che non vollero adorare la statua eretta da Nabucodonosor, pena la morte nella fornace ardente. Quale fu la via di uscita? Dio permise che fossero gettati nella fornace ardente ma non che il fuoco avesse potere su di loro; Egli era presente in mezzo a loro per liberarli.
Anche Daniele fu gettato nella fossa dei leoni ma Dio mandò un angelo che chiuse loro la bocca. Dio ha sempre una via di uscita.

Per l’apostolo Paolo, invece, Dio aveva in serbo un’altra via; la Scrittura dice: “E perché io non avessi ad insuperbire a motivo dell’ eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi onde io non insuperbisca”. Paolo, per tre volte, pregò il Signore che lo guarisse, ricevendo come risposta: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:7-9). Paolo accettò la volontà di Dio riconoscendo che quando è debole, Cristo è forte in lui. Quanto sono misteriose le vie di Dio!
Spesso la via d’uscita non è l’essere liberati da prove, persecuzioni o malattie ma semplicemente consiste nel riconoscere e accettare la sovrana volontà di Dio, sapendo che tutto coopera al bene di chi ama il Signore.
Riguardiamo a Gesù, il quale fu “ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce”, sprezzando il vituperio, perché vide il frutto del suo tormento (la salvezza dell’uomo), “ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e Gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni nome” (Filippesi 2:8-9).

Giuseppe Motolese