Guardare avanti

Guardare avanti

Guardare avanti!

“ …Ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù.”

(Filippesi 3:13-14)

L’apostolo Paolo, che scrive queste parole ai credenti di Filippi, resta uno dei più “grandi” servi di Dio di tutti i tempi: un uomo che, dopo aver incontrato Gesù sulla celebre via di Damasco, diventa un cristiano, un araldo, un apostolo, un dottore (II Timoteo 1:11).
Alla fine della propria vita potrà affermare con fierezza: “Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede; del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.” (II Timoteo 4:8)
In quest’occasione possiamo afferrare uno dei segreti del suo successo: Paolo guardava avanti.
Guardare avanti è un’azione che deve far parte dell’operare del credente maturo (Filippesi 3:15): molti, troppo facilmente, preferiscono guardare indietro, ma facendolo c’è il rischio di dormire sugli allori, cullarsi dolcemente su quello che di buono si è fatto.
Altresì è possibile scoraggiarsi guardando ai propri fallimenti, alle sconfitte, alle cadute avute nel passato, a quello che poteva essere e non è stato.
Paolo sapeva bene che guardando a quello che era stato, alla sua vita di persecutore della chiesa, avrebbe perso tempo a piangersi addosso, roso dai sensi di colpa, magari ripensando a quante volte aveva fatto ciò che non piaceva al Signore, che lo aveva salvato (Romani 7:15).
Allo stesso modo non voleva guardare indietro perché, ripensando ai successi avuti nel ministero, alle chiese che aveva fondato, alla stima della quale godeva tra i credenti del tempo, agli obbiettivi raggiunti, alle vittorie conseguite, si sarebbe “rilassato”, rischiando di vanificare ciò che di buono aveva fatto. Paolo sembra voler dimenticare (Filippesi 3:13) tutto ciò, desiderando guardare avanti.
Nella Bibbia chi guarda indietro è visto come un modello da non seguire: la moglie di Lot, che stava correndo lontano da Sodoma verso la salvezza, commise l’errore fatale di guardare indietro.(Genesi 19:26)
Il risultato fu disastroso: quella donna che aveva cominciato a camminare verso una vita nuova divenne una statua di sale.
Gesù, a distanza di secoli, ripropone quest’esempio ammonendo coloro che lo ascoltavano e tutti noi che abbiamo oggi il privilegio di leggere la Bibbia con queste parole: “Ricordatevi della moglie di Lot”.
In un’altra occasione Gesù classifica come non adatto al regno di Dio colui che, dopo aver messo la mano all’aratro, si mette a guardare indietro.
Anche chi non è un esperto contadino potrà comprendere come sia deleterio per chi deve solcare il terreno in maniera precisa, in vista della semina, guardare indietro.
Eppure corriamo il rischio di guardare indietro, a cose che avevamo lasciato, superato, conquistato, ricevuto, dimenticando di guardare quelle che stanno davanti.
Un po’ come avvenne al popolo d’Israele che, dopo la potente liberazione avuta per mezzo della potenza di Dio dal popolo egiziano che lo aveva ridotto in schiavitù, più volte commise l’errore di guardare indietro, dimostrando di non aver dimenticato le cose che stavano dietro e di non riuscire pienamente a guardare avanti…
Il risultato è tristemente noto, la stragrande maggioranza di loro non entrò nella terra di Canaan, figura per noi del regno dei cieli.
A conferma di quanto possa essere pericoloso guardare indietro, per chi ha intrapreso un cammino di santità, dopo essere stato liberato da Dio dal peccato e dalle sue conseguenze.
Quindi era necessario mettere nel “dimenticatoio” il passato: non solo le cose prettamente negative, ma anche i successi e la gloria ricevuti, perché è necessario guardare avanti per continuare ad andare di gloria in gloria (II Corinzi 3:18).

Guardare avanti è necessario per non correre il rischio di fermarsi: Paolo aveva iniziato una corsa, che egli paragona al cammino intrapreso da ogni cristiano verso il cielo, e non aveva la minima intenzione di fermarsi.
Tutti possiamo facilmente comprendere che è difficilissimo camminare avanti guardando all’indietro: adottando una tale condotta si correrebbe il rischio di imbattersi in qualche ostacolo, con il rischio di farsi male, e in ogni caso non si farebbe molta strada.
La stessa cosa è per il cristiano: c’è bisogno di guardare avanti perché il cammino è disseminato di ostacoli, lotte, prove, fatica; e quindi per camminare bene e senza intoppi, facendo tanta strada, è necessario guardare avanti.
L’apostolo Paolo dichiara di proseguire: guardare avanti non deve essere un’azione fine a se stessa, non significa guardare al futuro o cercare di non pensare al passato, ma deve avere come scopo il proseguimento del cammino fatto.
Paolo aveva conosciuto a Damasco la vera via, Cristo Gesù, e aveva il desiderio di proseguire per quella, non voleva in nessun modo deviare e neppure fermarsi.
Più avanti dirà: “ …dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.” (Filippesi 3:16).
Da questa affermazione possiamo trarre due bei insegnamenti: il primo è che ogni giorno, indipendentemente da dove siamo arrivati, dal livello di maturità spirituale raggiunta, dal grado di conoscenza acquisita, bisogna continuare a camminare, non bisogna in alcun modo interrompere il cammino; secondo, non solo bisogna continuare questo cammino, ma è necessario farlo per la stessa via. Molti, purtroppo, incorrono in quest’errore: continuano a definirsi cristiani, dichiarando che stanno continuando il cammino con Cristo, ma hanno cambiato via, deviando dagli insegnamenti di Gesù.
Infine Paolo dopo aver partecipato la necessità di guardare avanti per proseguire il cammino nella medesima via, ci dice qual è il fine di tutto ciò: afferrare il premio della celeste vocazione che è in Cristo Gesù.
Proseguire è necessario perché c’è un premio da afferrare, da fare proprio, da conquistare.
Qui come in altre sue lettere, Paolo dà l’idea dell’atleta che corre nello stadio, allo scopo di conquistare il premio. L’apostolo dichiarava di non averlo ancora afferrato (Filippesi 3:12), ed è per questo che non guardava al percorso già coperto, agli ostacoli superati, agli atleti ritirati, ma correva per la stessa via per afferrare il premio.
Per questo un giorno poté affermare che si aspettava la corona di giustizia: a quei tempi, infatti, gli atleti che venivano premiati, ricevevano una corona in premio.
Questa corona rappresenta il premio che ogni cristiano, che ha saputo guardare avanti ogni giorno, proseguendo per quella via vivente e recente, riceverà un giorno da Cristo Gesù nostro Signore benedetto in Eterno Amen.

Luciano Di Marco