Il Premio: Gesù Cristo!

Il Premio: Gesù Cristo!

Paolo, un uomo conquistato dalla persona di Gesù Cristo, zelante e irreprensibile quanto alla legge.

“Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.”

Filippesi 3:13-14

Inizialmente egli si distingue nel perseguitare la Chiesa di Cristo devastandola, segnalandosi fra il popolo giudeo come estremamente zelante nella legge dei padri (Galati 1:13-14); tuttavia, un giorno, il Signore Gesù lo ferma sulla via di Damasco dicendo: “Saulo, Saulo perché mi perseguiti?” e Saulo: “Chi sei tu Signore?” Gesù, rispondendogli: “Io sono Gesù che tu perseguiti!”. Allora Saulo chiede: “Signore, che debbo fare?”, ed Egli gli risponde: “Io ti ho scelto come ministro per mandarti a predicare il vangelo ai Gentili”. Da quel momento la sua vita viene cambiata e per lui esiste un solo obiettivo: conoscere Cristo! Rinuncia a tutto, anche alla sua giustizia relativa alla legge; reputa ogni cosa un danno, spazzatura pur di realizzare l’eccellenza della conoscenza di Gesù Cristo il Signore.

Ora scrive in prigione; sono passati molti anni e ormai è anziano, ma sempre desideroso di andare avanti: non si sente, infatti, già arrivato. Consapevole di non aver ancora ottenuto il premio (Cristo), è deciso a proseguire il cammino verso il traguardo finale.

  • Una cosa faccio […] dimenticando le cose che mi sono dietro”: il passato con i suoi successi, perdite, persecuzioni e afflizioni è motivo di ringraziamento al Signore. In ogni cosa può dare gloria a Dio per come la sua grazia lo ha sostenuto. Queste esperienze sono motivo di allegrezza perché sa che il Signore continuerà ad essere con lui.

Possiamo dire insieme al profeta Samuele: “Eben Ezer – Fin qui il Signore ci ha soccorsi” (1 Samuele 7:12). Ma fu anche detto al profeta Elia: “Mangia e bevi che il cammino è ancora lungo … verso la meta”.

  • Proseguo il corso …”: non posso fermarmi adesso, non è possibile. Voglio continuare a lottare, a sopportare ogni fatica pur di ottenere il premio! La visione è chiara, il mio obiettivo è ben preciso.
  • Verso la meta …”: il mio ideale, il mio vivere o morire, è vedere Gesù! Io corro, non in modo incerto, lotto, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù pur di ottenere il premio (1 Corinzi 9:26-27).

L’atleta è chiamato ad osservare una vita disciplinata se vuole ottenere quel che si è prefissato. Anche noi dobbiamo rinunciare a tutto ciò che danneggia la nostra vita spirituale. Non è per opere, meriti o capacità umane, ma è per grazia: siamo invitati a fortificarci nella grazia e nella sua potenza, sapendo che durante il cammino la fatica si fa sentire e forse vorremmo fermarci in qualche piacevole stazione, appagati. No! Non è permessa al soldato alcuna licenza durante la guerra.

Il consiglio della parola di Dio è: dimentica il passato, continua a guardare avanti verso il premio finale e “Tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede …”; “Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà; ma il mio giusto per fede vivrà” (Ebrei 12:2; 10:37-38). Giobbe disse: “Io so che il mio redentore vive … lo vedrò a me favorevole, lo contempleranno i miei occhi … vedrò Dio” (Giobbe 19:25-27) “E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’egli è puro” (1 Giovanni 3:3).

Lo spirito e la sposa dicono: “Vieni Signor Gesù, nostro premio, nostra gloria. Amen!”

(Apocalisse 22:17)

 

Giuseppe Motolese