“Amico, sali più su”

“Amico, sali più su”

“Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, […] Ma quando sarai invitato, va a metterti all’ultimo posto, affinché quando colui che t’ha invitato verrà, ti dica: Amico, sali più in su …”

(Luca 14:7-10 versione Riveduta)

Si sa che le parabole sono immagini tratte dalla vita quotidiana e che illustrano verità o insegnamenti. Sono similitudini che chiariscono argomenti difficili, avvicinandoli alla nostra comprensione: spesso Gesù utilizzava le parabole per illustrare e per dare insegnamenti. Nel nostro testo c’è una lezione di umiltà a chi ambiva ai primi posti, un invito a salire, per chi, nella vera umiltà, non si sente degno di tanto onore. Considerando di non essere meritevoli di tanto onore, mentre con umiltà occupiamo gli ultimi posti alla mensa preparataci dal Signore, ci viene rivolto l’invito a “salire più su”, ad avanzare.

“Salire più su”, non solo per l’onore che ci viene concesso, quali “amici” dello Sposo, ma per occupare posti dove si possa godere comunione con lo Sposo, lontani dalle distrazioni della vita.

“Salire più su” è anche sinonimo di scalare montagne e raggiungere vette spirituali, lasciando la valle della miseria, della mediocrità, della superficialità, degli affanni, delle ansietà, delle paure ecc …

“Il SIGNORE disse a Mosè: Sali da me sul monte e férmati qui …” (Esodo 24:12). Sul monte, Mosè parlava e Dio gli rispondeva (Es. 19:19), sul monte, Mosè chiese: “Ti prego, fammi vedere la tua gloria!” (Es.33:18) e “… quando scese dal monte. Mosè non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante” (Es.34:29).

Pietro, Giacomo e Giovanni dovettero salire con Gesù per realizzare un’esperienza unica, quando lo videro trasfigurato: “la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce” (Matteo 17:2).

L’apostolo Paolo, dopo essere salito, descrive così la sua esperienza: “Conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu con il corpo non so, se fu senza il corpo non so, Dio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. So che quell’uomo (se fu con il corpo o senza il corpo non so, Dio lo sa) fu rapito in paradiso, e udí parole ineffabili che non è lecito all’uomo di pronunziare” (2 Corinzi 12:2-4).

“Sali quassù” fu anche l’invito che Gesù rivolse a Giovanni nell’Isola di Patmos, dopo essere stato rapito dallo Spirito per incontrare il Suo Signore Gesù, il quale gli ordinò di scrivere quello che avrebbe visto, alle sette chiese dell’Apocalisse. Fu chiamato a “salire più in alto” per ulteriori esperienze e visioni (Apocalisse 4:1).

“Sali quassù” è la chiamata a salire in alto; è la chiamata ad incontrarsi con Gesù; è la chiamata a realizzare e a vivere la realtà della presenza di Dio nella nostra adorazione. È la chiamata ad essere adoratori secondo il cuore di Dio; ad essere adoratori che hanno comunione con Dio. È la chiamata ad essere condotti dallo Spirito Santo.

Se il Signore ci chiama a “salire più su”, non indugiamo, esperienze celestiali ci sono riservate.

Dio ci benedica.

Samuele Plasmati