Desideri nella tempesta

Desideri nella tempesta

«Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua»

(Matteo 14:28)

La Bibbia ci descrive diverse tempeste: alcune di queste vennero affrontate proprio dai quei discepoli che Gesù scelse, affinché lo accompagnassero nel suo ministero terreno. Erano uomini che avrebbero ricevuto, in seguito, il mandato di essere testimoni del Cristo morto e risorto per salvare chiunque crede in Lui.
In una di queste tempeste Gesù non si trovava fisicamente coi suoi ma, ad un certo punto, mentre la barca dov’erano i suoi discepoli rischiava di affondare perché sbattuta violentemente dalle onde, lo vediamo presentarsi in modo miracoloso: “Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare” (Matteo 14:25).
La naturalezza con la quale Gesù cammina sul mare in tempesta, che per i discepoli era una “montagna” insormontabile, ci mostra la potenza del Figlio di Dio ed il suo controllo assoluto sui nostri problemi. Le tempeste, infatti, ci parlano dei momenti difficili che ognuno di noi deve affrontare nel mare di questo mondo, indipendentemente se si tratti di un credente o meno: la Bibbia insegna, infatti, che piove sia sul giusto che sull’ingiusto (Matteo5:45).
Quel che ci deve incoraggiare è la certezza che il Signore sarà con noi anche nei momenti difficili. I discepoli fecero quest’esperienza in prima persona, udendo in mezzo al fragore delle acque e al fischiare del vento le parole incoraggianti di Gesù: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!», Gesù infatti si era avvicinato alla loro barca: il fatto che Egli è vicino a noi, ci deve incoraggiare ad affrontare ogni difficoltà in modo diverso.
Pietro, udendo queste parole, fa al Signore una richiesta fuori dal comune, che esprime il suo desiderio in quel momento: le richieste che rivolgiamo al Signore esprimono i veri desideri del nostro cuore.
Pietro disse a Gesù: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua», con mia grande sorpresa questo discepolo non chiede al Signore che la tempesta si calmi, o che la barca acquisti stabilità, e neanche di essere reso capace di governare quella barca, o di essere un buon comandante per l’equipaggio: molti di noi avrebbero fatto una di queste richieste.
Pietro, invece, nel mezzo di quella tempesta, desiderava fare un’esperienza profonda col Signore: lo aveva visto camminare sulle acque e voleva fare lo stesso. L’esperienza che tutti dobbiamo aspirare a fare, in attesa che Gesù metta le sue mani sui nostri problemi, è quella di “camminare” insieme a Lui sulle nostre difficoltà.
Per questo dice: “Signore […] comandami”. In queste parole vediamo Pietro riconoscere ancora una volta Gesù come Signore, cioè come il padrone della sua vita, ma anche colui che poteva signoreggiare su quella tempesta.
Anche in mezzo ai peggiori problemi, non dimenticare che Gesù è il Signore dei Signori!
Pietro desiderava camminare sulle acque come Cristo, ma per farlo sapeva che la sua vita aveva bisogno di essere sotto il comando di Gesù.
Dio ci dia la grazia di imparare questa lezione: il primo dei nostri desideri deve essere quello di essere guidati da Dio, di agire sotto il suo comando.
La frase di Pietro ci dà quasi l’idea della sua volontà di essere come “telecomandato” da Gesù, molti invece in mezzo alle tempeste della vita vogliono essere loro a comandare la rotta, ma Pietro l’esperto pescatore, desiderava che la sua vita stesse sotto l’autorità di Cristo.
Egli aveva capito che, in questo modo, anche lui avrebbe avuto la possibilità di camminare sulle acque e di superare quella terribile tempesta.
Solo se la nostra vita è guidata dal buon pastore potremo con la stessa disinvoltura: pascolare in verdeggianti paschi, godere delle acque calme, oltrepassare la valle dell’ombra e della morte.
Pietro desiderava che la sua vita fosse guidata dal Signore, ma voleva anche stare vicino al suo maestro: “comandami di venire da te”.
Questa deve essere la nostra aspirazione in mezzo alle difficoltà: stare vicini a Gesù, perché stare a contatto col Signore è il miglior modo di affrontare i problemi.
L’esperienza che Giovanni fece la notte che Gesù fu tradito, ci insegna che non c’è modo migliore per noi che affrontare i momenti difficili vicino a Gesù.
La Bibbia ci dice che, mentre Gesù annunciava che uno dei dodici lo stava per tradire, Giovanni stava chinato sul petto di Gesù.
Era un momento drammatico per i discepoli: avevano appreso da poco che in mezzo a loro c’era un traditore e che la persona oggetto del tradimento era proprio Gesù.
Giovanni, durante quei terribili momenti, non si stacca un attimo dal petto di Gesù. Questo deve essere il desiderio di ogni servo del Signore: stare attaccato a Lui anche nei momenti più tristi, con la fiducia che col Signore si avrà sempre la vittoria.
Nella richiesta di Pietro è presente un ultimo importante desiderio: “comandami di venire da te sull’acqua”. Pietro voleva andare da Gesù camminando come il suo Maestro, sulle acque in tempesta …
Camminare come Gesù camminò, deve essere “l’ambizione” di ogni suo discepolo (1 Giovanni 2:6): Dio voglia che questo sia il nostro desiderio; il Signore ha tracciato per noi il cammino, anche nei momenti più difficili dobbiamo desiderare di camminare come Lui.
Paolo diceva: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11:1). Questa deve essere la nostra “missione” quotidiana: vivere cercando di imitare Gesù, il nostro Salvatore.
I giorni di difficoltà non devono costituire un’eccezione, Dio ci aiuti a fare questa preghiera “Signore voglio camminare ogni giorno seguendo il Tuo esempio”!
È vero, come per Pietro arriveranno i momenti in cui ci sembrerà di sprofondare (Matteo 14:30) ma, se il nostro desiderio è quello di essere guidati dal Signore e stare vicini a Lui, se il nostro obbiettivo è quello di camminare come Lui, faremo la stessa esperienza di questo discepolo, che fu immediatamente afferrato da Gesù (Matteo 14:31), riportato sulla barca dal suo maestro, e che vide il vento calmarsi (Matteo 14:32).

E tu, cosa desideri in mezzo alla “tempesta” che stai attraversando?

Luciano Di Marco