La ricerca di Dio nella mia vita

La ricerca di Dio nella mia vita

Chiamato-Dal-SignoreFin da ragazzo, mia madre mi ha insegnato a seguire la sua religione: questo suscitò in me un certo timore di Dio ma, andando avanti negli anni, mi domandavo dov’era il Dio di mia madre e così, da adolescente, a ogni Natale e a ogni Pasqua aspettavo che Egli mi dicesse qualcosa. Mi sentivo sincero nei Suoi confronti, ma non potevo dire lo stesso della gente che mi stava attorno: la vedevo ipocrita e, dopo la festa, tutti tornavano a casa come prima.
Nella mia gioventù ho fatto di tutto per sembrare un buon Cristiano: ho frequentato gli Scout, Comunione e Liberazione Cattolica e la domenica ero all’oratorio a far giocare i ragazzi, partecipavo anche agli studi del parroco fatti su libri di filosofia. Tutto questo era un paravento eretto per nascondere la mia vera natura: ero un peccatore e odiavo mio fratello maggiore, che era nevrotico in casa e spesso se la prendeva con mia madre. Uscivo la sera per andare a bere e a divertirmi con gli amici, per non pensare; avevo tanto odio in cuore ed ero alla ricerca di un vero Amore che mi guarisse. Finalmente conobbi una ragazza per la quale persi la testa: volevo far tutto per bene, ma facevo solo male. Mi accorsi che l’amore così decantato nella società era una trappola: l’egoismo e la continua ricerca del piacere sono come sabbie mobili per chi cerca il vero Amore, e così mi davo ad amori vani e passeggeri, senza trovare quello che cercavo. Ma poi venne il giorno in cui un collega di lavoro mi parlò di Gesù, e io gli dissi sorridendo: “Sono cattolico, ne so più di te”. Subito nacque una competizione tra noi: durante un corso di approfondimento al lavoro, all’ultima ora, il nostro istruttore ci lasciava un’oretta per godersi la vista di noi due, che ci confrontavamo sulle nostre convinzioni; ma da quei dibattiti nacque in me una convinzione, che in quel mio collega c’era qualcosa in più che in me.
Nel suo sguardo, nei suoi modi di fare, nel suo parlare c’era una convinzione supportata da una vera conversione. So soltanto che, quando m’invitò prima a un culto della sua religione e poi a casa sua, accettai di buon cuore e ci andai. L’impressione che ebbi, quando entrai in quello che loro chiamavano locale di culto, fu di essermi intrappolato con le mie stesse mani ma, la preghiera spontanea, la testimonianza reale e la predicazione semplice del Vangelo mi attrassero: in quel modo semplice c’era quella ricerca di Dio che non avevo mai vissuto prima di allora. E mentre il pastore predicava, sembrava che Dio si rivolgesse a me, direttamente: mi stringevo tra le spalle, volevo nascondermi, ma quel messaggio era per me, quello descritto ero io.
Quello stesso giorno, dopo pranzo, mi invitarono ad andare sotto la tenda evangelistica ad Erba (Como), dove ci sarebbe stato un culto all’aperto: cos’era non lo capii, ma ci andai per curiosità. Anche lì si ripeté la stessa cosa della mattina: preghiere, testimonianze e predicazione. Questa volta ricevetti l’invito ad accettare Gesù nella mia vita, non una religione, con tutte le sue assurde regole umane; ad accettare il sacrificio di Gesù sulla croce, come riscatto per il mio peccato. Non potei rifiutare, perché Gesù stesso, in quel momento, stava parlando al mio cuore: alzai la mano e andai avanti, perché sapevo che tutti avrebbero pregato per me. Capii in quel momento che la mia vita sarebbe cambiata per sempre.

Ernesto