Oh Dio d’amor – Abide With Me

Oh Dio d’amor – Abide With Me

Henry-F.-LyteInno n° 20 di Melodie di Lode

Fu Henry Francis Lyte (1793-1847) lo scrittore di questo celebre inno. “Oh Dio D’amor” è un cantico conosciuto in molte denominazioni, e si dice fosse il favorito del re Giorgio V e di Mahatma Gandhi. È un inno cantato in tutte le circostanze: si racconta che, sul Titanic, l’orchestra suonasse quest’inno, mentre la nave affondava.
Henry Francis Lyte nacque a Ednam, in Scozia, e studiò alla Royal School di Enniskillen e al Trinity College, Dublino, dove conseguì la laurea in teologia. La sua estrema gracilità fisica – era un soggetto asmatico afflitto dalla tubercolosi – veniva compensata da grande fede e forza spirituale. Nonostante la sua fragilità, si dimostrò lavoratore instancabile, poeta, musicista e scrittore. Era amato e ammirato dalle persone. Negli ultimi anni di vita, la sua salute peggiorò e fu costretto a cercare un clima più caldo, come quello italiano. Mentre era in viaggio per Roma, la morte lo colse a Nizza, in Francia, dove fu seppellito nel cimitero inglese il 20 novembre 1847.
Compose numerosi inni, molto popolari in America, ma il più famoso fu l’ultimo da lui scritto: “Abide with me”. Lo scrisse nel piccolo villaggio di pescatori, Brixham, Devonshire, Inghilterra, nel Settembre del 1847. Da tre anni era ammalato di tubercolosi, e da ventitré anni era pastore in quella piccola comunità.
I medici gli consigliarono un periodo in Italia, in un clima più asciutto e mite; così, quel pomeriggio di Domenica, nonostante la contrarietà dei suoi famigliari, a causa delle sue precarie condizioni di salute, egli predicò il suo ultimo sermone, salutò i suoi amati fedeli e poi si avviò, passeggiando sulla riva del mare, verso casa. I suoi pensieri si dividevano tra ricordi e memorie della sua vita spesa nel ministero, e la consapevolezza delle sue critiche condizioni fisiche. Dopo questa passeggiata si ritirò nella sua stanza e le meravigliose parole di quest’inno fluirono nella sua mente.
Dopo averle appuntate su un foglio di carta le affidò ad un suo caro amico.
Pochi giorni dopo lasciò l’Inghilterra per l’Italia dove, però, non riuscì mai ad arrivare. Morì a Nizza, in Francia, il 20 Novembre del 1847. Durante il viaggio fece una revisione del testo che per lettera mandò a sua moglie. Rimane ancora oggi un capolavoro, un inno tra i più apprezzati e che tanta consolazione e benedizione ha portato a chi lo ha cantato o ascoltato.

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DI SEGUITO LE PAROLE ORIGINALI:

Resta con me! Veloce scende la sera;
L’oscurità si addensa; Signore, resta con me.
Quando l’aiuto degli altri viene meno, e il conforto svanisce,
Soccorritore dei deboli, o resta con me.

Rapido verso la sua fine, declina il breve giorno della vita;
Le gioie della terra si affievoliscono; le sue glorie passano via;
Cambia e declina tutto ciò che vedo intorno;
O Tu che non cambi, resta con me.

Non chiedo uno sguardo sfuggente, o una parola che passa;
Ma come Tu hai dimorato con i Tuoi discepoli, Signore
Amico intimo, comprensivo, paziente, confidenziale
Vieni non a visitarmi, ma a rimanere con me.

Vieni non con il terrore, come il Re dei re,
Ma buono e benigno, con la guarigione nelle Tue ali,
Con lacrime per tutti i dolori, con un cuore per ogni supplica
Vieni, amico dei peccatori, e perciò resta con me.

Nei miei pensieri Tu sorridevi durante la mia giovinezza
E, anche se, nel frattempo ribelle e perverso,
Tu non mi hai lasciato, così spesso come io ho lasciato Te
Verso la fine, O Signore: resta con me.

Ho bisogno della Tua presenza ogni ora che passa.
Cos’altro se non la Tua grazia può sventare la potenza del tentatore?
Chi come Te può essere la mia guida e il mio sostegno?
Con le nuvole e col sole, Signore, resta con me.

Non temo il nemico, con te che sei pronto a benedire;
I mali non pesano, e le lacrime non sono amare.
Dov’è il dardo della morte? Dove, o tomba, la tua vittoria?
Io trionfo ancora, se Tu resti con me.

Tieni la Tua croce davanti ai miei occhi che si chiudono;
Splendi nell’oscurità e indirizzami verso i cieli.
Irrompe la mattina del cielo, e fuggono le vane ombre della terra;
In vita, in morte, O Signore, resta con me.