Quelli che saltano la soglia: il pericolo della superstizione

Quelli che saltano la soglia: il pericolo della superstizione

“Quel giorno punirò tutti quelli che saltano la soglia…”

(Sofonia 1:9)

Sofonia visse a ridosso della deportazione subita da Giuda da parte dei Caldei.
Nel suo libro il profeta predice la caduta di Gerusalemme: nel primo capitolo si parla di quel tempo come del giorno del Signore, un tempo nel quale Dio avrebbe giudicato il suo popolo per i peccati commessi. Leggendo questo capitolo la nostra attenzione viene indubbiamente catturata da un’espressione: “quel giorno punirò tutti quelli che saltano la soglia”.

Cosa significa saltare la soglia? A quali pratiche rimanda quest’espressione?

Nella cultura pagana si credeva che sulla soglia delle case, o su quella dei templi, risiedessero dei demoni o spiriti avversi, quindi, per evitare di portarli in casa, si rendeva “necessario” saltare la soglia. I Romani, molti secoli più avanti, cominciarono a perpetrare l’usanza che, quando due giovani contraevano matrimonio, prima di entrare nella casa che sarebbe stata la dimora dei coniugi, si consumasse un vero e proprio rito: l’uomo prendeva in braccio la sposa ed entrava in casa saltando la soglia. Questa pratica continua ad essere usata ancora ai giorni nostri, anche se molti non ne conoscono l’origine.

Dio, al tempo di Sofonia, annuncia una punizione per coloro che erano schiavi di queste credenze e che le praticavano. Questo passo ci dà l’opportunità per parlare dell’avversione che Dio ha per ogni forma di superstizione. Per prima cosa è necessario definire cosa si intende per superstizione o scaramanzia: possiamo definirla come un “insieme di credenze o pratiche rituali, dettate da ignoranza e da paura, atte a scongiurare eventi negativi e funesti”.
Anche nell’era che stiamo vivendo, ci sono tanti, molti, che vivono schiavi della superstizione: c’è chi evita di partire in determinati giorni della settimana, chi ha timore di passare sotto una scala, chi inorridisce davanti ad un gatto nero che attraversa la strada proprio mentre sta sopraggiungendo, o chi cade nello sconforto perché ha rotto inavvertitamente uno specchio (tanto per elencarne una piccolissima parte …).

La domanda che vogliamo porci è la seguente: un cristiano può essere superstizioso o scaramantico?

La risposta che troviamo nella Parola di Dio è chiara e inequivocabile: la vita di colui che conosce e serve l’Iddio vivente è la negazione della superstizione; questo per almeno quattro motivi.

  1. Il Signore ci ha liberati
    Abbiamo detto, finora, che la superstizione è una forma di schiavitù che costringe, infatti, a privazioni, riti, o cose simili.
    Gesù disse: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32), la libertà che Gesù offre è estesa anche alla paura degli eventi che ci possono capitare. La superstizione fa leva proprio sulla paura di una sventura: essa è una “prigione” che induce tante persone a cercare dei mezzi per sfuggire alla malasorte. Milioni di persone nel mondo si svegliano la mattina e come prima cosa consultano l’oroscopo, entusiasmandosi per le “buone” notizie e deprimendosi per quelle “negative”. Il credente deve alzarsi al mattino ringraziando Dio per il nuovo giorno (Salmo 3:5), elevando a Lui la propria preghiera, attendendo fiducioso la Sua benedizione (Salmo 5).
  2. La presenza di Dio è con noi
    Il Signore insegnava a non essere in ansia per il domani e per tutto quello che può capitarci (Matteo 6:34): chi crede in Dio sa che Egli si prenderà cura di lui ed è consapevole della Sua presenza ogni giorno ed in qualsiasi circostanza che la vita presenterà (Matteo 28:20).
    La presenza di Dio è la migliore garanzia per il credente: il Signore, infatti, ha promesso di essere con noi tutti i giorni, in quelli difficili e in quelli dove tutto va bene.
    Questa fiducia deve essere sufficiente a farci affrontare ogni giorno col giusto coraggio, senza temere alcun male, Davide diceva infatti: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Salmo 23:4).
    Davide non si affidava a riti scaramantici, ma confidava nella presenza di Dio; credo che tutti coloro che abbiano conosciuto il Signore possano affermare come l’apostolo Paolo: “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Romani 8:31).
  3. Non possiamo aggiungere nulla alla nostra vita
    La superstizione gioca molto sul far evitare pseudo sventure, e quindi sul far guadagnare serenità, ricchezza, vita.
    La Bibbia insegna chiaramente che l’uomo non può aggiungere niente alla sua vita, Gesù disse: “E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita?” (Matteo 6:27).
    Il superstizioso è di per sé un individuo perennemente preoccupato, ma la premura dell’uomo non può farlo vivere di più e meglio. Gesù invitava i suoi contemporanei e noi a non vivere in uno stato di perenne preoccupazione, ma piuttosto a confidare in Dio, Colui che si prende cura di tutti coloro che confidano in Lui (Matteo 6:32).
  4. La nostra vita è nelle mani del Signore, nulla sfugge al Suo controllo
    La Bibbia insegna chiaramente che la vita dell’uomo è nelle mani del Signore (Giobbe 2:6), il Diavolo, infatti, non ha potere su di essa.
    Dio conosce perfino quanti capelli abbiamo sul capo (Matteo 10:30): questo ci insegna che nulla sfugge al Suo controllo e che la nostra vita è al sicuro nelle sue mani.
    Non possiamo dimenticare che Gesù disse: “Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro” (Matteo 10:29).
    Dio non perde mai il controllo: neanche i passeri del cielo, dal valore pecuniario irrisorio, sfuggono al Suo occhio; neppure uno cade in terra senza che Dio lo voglia. Questa conoscenza ci deve incoraggiare a confidare nell’Iddio che ha il pieno controllo della vita di ogni essere vivente.
    L’uomo è particolarmente prezioso per Lui, Gesù disse infatti: “Non temete dunque; voi valete più di molti passeri” ( Matteo 10:31).
    I superstiziosi purtroppo non conoscono o dimenticano queste verità espresse in maniera semplice ma profonda dalla Parola di Dio, trovandosi a vivere una vita di paura e di angoscia.

È sorprendente come, al tempo di Sofonia, il popolo di Dio si fosse fatto trascinare in questa aspirale di ignoranza e di paura: Giuda, che non doveva temere nulla perché era il popolo di Dio, si era macchiato di questa infedeltà. L’influenza delle nazioni pagane fu così forte che, anche per loro, col tempo, saltare la soglia diventò un’abitudine.
L’esperienza di questo popolo è un monito per noi oggi, che siamo il popolo che Dio si è acquistato col prezioso sangue di Gesù (Apocalisse 5:9).
C’è la necessità di vigilare affinché ciascuno di noi stia lontano da ogni forma di superstizione e di credenza popolare, anche inconscia. L’unica cosa alla quale dobbiamo credere è la parola di Dio, che oggi mette in risalto ciò che il Signore pensa di coloro che sono schiavi della superstizione, e il giudizio al quale verranno sottoposti.
Dio li punì ai tempi di Sofonia, e la Sua idea sulla superstizione non è cambiata neanche oggi, ma nel Suo infinito amore è pronto ad aiutare e a liberare coloro che si sentono schiavi di paure e false credenze e che gridano a Lui con fede.

“Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto; m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore”

(Salmo 34:4)

A Dio sia La Gloria!

Luciano Di Marco