Rocca Eterna

Rocca Eterna

Inno n° 106 di Inni di Lode

“Rocca Eterna” è, senza ombra di dubbio, uno degli inni più diffusi e conosciuti del XIX secolo: questo inno è stato composto da Augustus Montague Toplady (1740 – 1778). Egli era un fervente Calvinista, uno dei maggiori oppositori contemporanei di John Wesley e del Metodismo. Fu oggetto di molte controversie nei suoi brevi Rocca-Eternatrentotto anni di vita, ma egli non permise che queste lo limitassero. Fin da giovanissimo mostrò un profondo interesse nell’approfondire un rapporto personale con Dio.
Toplady nacque a Farnham (Surrey, Inghilterra) il 4 novembre 1740: suo padre Richard proveniva dall’Irlanda ed era un ufficiale della marina inglese, ma morì nel 1972 di febbre gialla, lasciando la madre di Augustus, Catherine, a provvedere da sola al figlioletto. Catherine e suo figlio si trasferirono a Londra, dove dal 1750 al 1755 Augustus frequentò la Westminster School. Nel 1755 Catherine e il figlio si trasferirono in Irlanda, e Augustus si iscrisse al Trinity College di Dublino.
Nell’agosto di quell’anno, all’età di quindici anni, Augustus ascoltò un sermone di James Morris, un predicatore evangelico itinerante, probabilmente seguace di John Wesley, e si convertì alla fede evangelica promossa dal Metodismo.
Nel 1758, il diciottenne Toplady, leggendo vari sermoni e opere di diversi teologi di stampo calvinista, come Thomas Manton e Girolamo Zanchi, si persuase che l’approccio teologico del Metodismo alla fede cristiana (impostato all’Arminianesimo) era errato ed assunse egli stesso la prospettiva teologica calvinista.
Dopo il conseguimento della laurea al Trinity College nel 1760, Toplady e sua madre ritornarono a Londra. Fu proprio lì che Toplady ebbe la possibilità di conoscere personalmente diversi eminenti predicatori e teologi calvinisti, come George Whitefield, John Gill e William Romaine, i quali molto influirono sul suo pensiero. Nel 1762, all’età di soli ventidue anni fu ordinato come diacono anglicano, venendogli affidata la cura della parrocchia di Blagdon (Mendip Hills, Somerset) da parte di Edward Willes, vescovo di Bath e Wells.
Sebbene considerato da alcuni arrogante e ostinato, stralci ed estratti dei suoi scritti provano che egli era un umile e devoto seguace di Cristo.

Un estratto dal suo diario personale che Toplady scrisse a ventisette anni riporta: “O mio Signore, non lasciare che il mio ministero sia solo approvato, e che porti la stima e l’affetto della mia gente su questo tuo indegno messaggero; ma compi l’opera della tua grazia nei loro cuori; chiama i tuoi eletti; sigilla ed edifica coloro che hai rigenerato; e ordina la tua eterna benedizione sulle loro anime! Fa che non dipendano dall’uomo, ma che riguardino solo verso di te”.

Durante il suo ministero a Blagdon, Toplady scrisse il suo famoso inno “Rock of Ages – Rocca Eterna” nel 1763. Si narra che Toplady lo avrebbe scritto durante un viaggio nella campagna inglese, mentre rientrava in città. In seguito a un improvviso diluvio, si sarebbe riparato nello squarcio di una rocca presso Burrington Combe, nel nord Somerset, in Inghilterra. Aspettando che finisse il temporale, Toplady, trovò per caso una carta da gioco, sulla quale avrebbe scarabocchiato i primi versi dell’inno, che sarebbe poi stato pubblicato solo nel 1776.
Nell’inno l’autore ci presenta Dio come la nostra Rocca, proprio come Davide scrive nel salmo 18 “Io t’ amo, o SIGNORE, mia forza! Il SIGNORE è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio”.
L’inno ci ricorda che solo il sangue di Gesù può salvare la nostra vita, e non per merito delle nostre opere.
Troviamo nel testo parole molto intense e piene di significato che, come ieri ancora oggi, ci invitano a correre a Cristo: “Non l’opera delle mie mani può adempiere ciò che la Tua legge esige. Anche se il mio zelo non conoscesse respiro, anche se le mie lacrime sgorgassero per sempre, tutto questo non potrebbe espiare il peccato, sei Tu che devi salvare, Tu solo! Non porto nulla nelle mie mani, semplicemente mi aggrappo alla tua croce, nudo vengo a te per essere rivestito; impotente guardo a Te per ricevere grazia, sporco, io corro alla Tua fontana. Lavami o Salvatore, o io muoio”.
Toplady passò gli ultimi tre anni della sua vita a Londra, predicando regolarmente nella cappella calvinista francese. Morì di tubercolosi l’11 agosto 1778 e fu seppellito nel Whitefield’s Tabernacle, Tottenham Court Road.
Nel 1776, due anni prima della sua morte, scrisse un articolo sul perdono di Dio. Lo scopo di questa pubblicazione era di confutare le affermazioni di Wesley. Toplady concludeva quell’articolo con una poesia: Rock of Ages.

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TRADUZIONE LETTERALE:

1. Rocca eterna, fesa (incavata) per me,
Fa’ che io mi nasconda in Te.
Che l’acqua ed il sangue
Dal tuo fianco ferito sgorghino
E sino la doppia cura del peccato.
Salvami dall’ira e rendimi puro.

2. Non l’opera delle mie mani
Può adempiere ciò che la Tua legge esige.
Anche se il mio zelo non conoscesse respiro
Anche se le mie lacrime sgorgassero per sempre,
Tutto questo non potrebbe espiare il peccato,
Sei Tu che devi salvare, Tu solo!

3. Non porto nulla nelle mie mani,
Semplicemente mi aggrappo alla tua croce,
Nudo vengo a te per essere rivestito;
Impotente guardo a Te per ricevere grazia,
Sporco, io corro alla Tua fontana.
Lavami o Salvatore, o io muoio.

4. Quando io darò l’ultimo respiro,
Quando i miei occhi si chiuderanno nella morte,
Quando mi librerò verso mondi sconosciuti.
Ti vedrò sul trono del Tuo giudizio.
Rocca eterna, fesa (incavata) per me,
fa’ che io mi nasconda in Te.

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VERSIONE ITALIANA:

1. Rocca Eterna, vengo a Te
Un rifugio sei per me;
L’acqua e il sangue, buon Gesù?
Dalla croce desti Tu:
Salva il misero mio cuor
Dal peccato e dall’error.

2. Nessun opra di mia man,
Zelo, pregi: tutto è van.
Né rinunce, o mio Signor
Nulla può placare il cuor;
Né il peccato cancellar.
Solo Tu mi puoi salvar.

3. Quando, vittorioso al fin
Terminar potrò il cammin,
Quando l’ali scioglierò,
Verso il cielo, ancor dirò:
“Rocca Eterna, vengo a Te
Un rifugio sei per me”!