Se pace qual fiume

Se pace qual fiume

SE-pace-qual-fiumeInno n° 186 di Inni di Lode

L’autore di questo inno è Horatio G. Spafford.
Horatio fu un famoso avvocato, ma le parole di questo inno nascono non dall’esperienza e conoscenza umana, ma dall’aver vissuto momenti molto particolari e difficili.
Horatio e sua moglie, Anna, erano sostenitori del predicatore D.L. Moody. Nel 1873 avevano deciso di raggiungere il predicatore in Inghilterra per sostenerlo e per passare un periodo di vacanza a seguito di due eventi che colpirono la loro famiglia: la perdita del figlio maschio di 4 anni e la perdita di ogni possedimento a seguito di un grave incendio che colpì tutta la città di Chicago. Quel giorno riuscirono a partire solo Anna e le 4 figlie perché Horatio fu trattenuto a Chicago per motivi di lavoro, ma ad attenderle ci fu una tragedia.
Era il 22 novembre 1873, Anna si trovava in piedi, accanto alle sue 4 figlie, sul ponte della nave, che stava affondando. Soltanto pochi minuti prima, in una notte stellata, la nave era entrata in collisione con un’altra imbarcazione. Dall’impatto all’affondamento passarono solamente dodici minuti: 226 persone trovarono la morte, 87 sopravvissero.
Anna e le sue bambine, di età compresa tra i 2 e gli 11 anni, si diressero immediatamente verso una delle scialuppe di salvataggio. Sulla nave regnava il panico. Mentre correva cercando di superare la folla, Anna esitò un momento, e si fermò: “Sono pronta ad incontrare queste persone un giorno, davanti a Dio, se io e le mie bambine occupiamo il posto di coloro che potrebbero avere ancora un’altra occasione di udire la predicazione dell’Evangelo?”. In quel momento l’albero di maestra si abbatté con fracasso sulla scialuppa di salvataggio che esse stavano per prendere, causando la morte di tutti quelli che vi erano appena entrati; la nave cominciò ad andare in pezzi. Annie, la figlia più grande, aiutò la madre e Tanetta, la bimba più piccola, che stava aggrappata al collo della madre. Bessie, la penultima, e Maggie, la seconda, stavano in silenzio aggrappate alle ginocchia della mamma. Maggie, rivolgendosi alla mamma, le disse: “Mamma, Dio si prenderà cura di noi”. Annie aggiunse: “Non aver paura, mamma. Il mare appartiene a Dio, lo ha creato Lui!”. Mentre diceva queste parole, il mare le inghiottì. L’ultimo ricordo di Anna Spafford è quello della piccola bimba che la forza delle acque le aveva strappato violentemente dalle braccia. Un relitto galleggiante s’infilo sotto il suo corpo privo di sensi, spingendola in superficie, dove una scialuppa la raccolse. Le sue bambine, però, non c’erano più! La sua prima reazione fu di assoluta disperazione. Poi ebbe la sensazione che una voce dentro di sé le parlasse: “Sei stata salvata per uno scopo”. Allora le venne in mente il consiglio di un’amica: “E’ facile essere riconoscente quando tutte le cose vanno bene, ma stai attenta a non esserlo soltanto nella buona sorte”.
Nove giorni più tardi raggiunse Cardiff, nel Galles, e mandò questo telegramma al marito che si trovava a Chicago: “Sopravvissuta da sola”. Il marito prese immediatamente una nave che lo avrebbe portato in Europa, per raggiungere la moglie. Una notte il capitano di quella nave lo chiamò nella propria cabina privata dicendogli: “Da un esame effettuato, credo che ora stiamo attraversando proprio il luogo in cui si è inabissato il piroscafo francese. Qui il mare è profondo circa tre miglia”.
Horatio Spafford ritornò nella sua cabina, e su quelle acque profonde, quella notte, vicino al luogo in cui erano morte le sue bambine, scrisse questo bellissimo inno.
Le parole che scrisse quel giorno furono ispirate da 2 Re 4:26. Le sue parole fanno eco alla risposta della Sunamita alla domanda circa la salute di suo figlio; benché l’animo della donna fosse in gran dolore, rispose “Sta bene”. Spafford ebbe gli stessi sentimenti.
Dopo la riunione in Europa, Horatio ed Anna ritornarono a Chicago per ricominciare le loro vite. Dio benedisse Horatio ed Anna con tre figli: ebbero un figlio nel 1876, chiamato nuovamente “Horatio”, non per suo padre, ma per il figlio che persero; nel 1878 nacque loro Bertha. Tragicamente, quando il piccolo Horatio giunse all’età di quattro anni, come suo fratello prima di lui, morì per la scarlattina. Nel 1880 ebbero una figlia di nome Grace. Dopo la perdita del piccolo Horatio, gli Spafford decisero di lasciare la loro casa in America e di stabilirsi a Gerusalemme: il Settembre del 1881 gli Spafford e alcuni dei loro amici lasciarono l’America per Israele.
Il gruppo si stabilì nella parte vecchia di Gerusalemme e iniziarono un lavoro per il quale vennero conosciuti come “La Colonia Americana”. Loro servirono i bisognosi, aiutarono i poveri, presero cura dei malati e raccolsero i senzatetto. La loro unica motivazione era di dimostrare l’amore di Gesù agli altri.
Bertha Spafford Vester, scrisse nel suo libro “Nostra Gerusalemme”: “A Chicago, papà cercò alla sua vita delle spiegazioni. Finora, ha camminato dolcemente come un fiume. La pace spirituale e la sicurezza mondana sostennero nei primi anni la sua famiglia e la sua casa … Tutt’intorno a lui la gente si chiedeva: “quale colpa ha portato questa tragedia improvvisa ad Anna ed Horatio?” … Papà arrivò alla convinzione che Dio era buono e che avrebbe rivisto i suoi figli in cielo. Questo pensiero calmò il suo cuore, ma questo lo portò in aperto conflitto con ciò che pensavano i Cristiani allora … Per papà, questo era un passaggio attraverso la “valle dell’ombra della morte”(Salmo 23), ma la sua fede né uscì forte e trionfante. In alto mare, vicino al luogo dove i figli perirono, scrisse un Inno che dà conforto a tanti”.
Nel 1876 P.P. Bliss aggiunse la musica alle parole di Horatio. Questo Inno è cantato ancora oggi nelle chiese protestanti. “It is well with my soul” fu cantata per la prima volta in pubblico da P.P Bliss il 24 Novembre del 1876, prima della riunione dei pastori preceduta da Dwight L. Moody a Chicago nella Farewell Hall.
Anche noi oggi davanti alla nostre difficoltà e alle incertezze della vita, vogliamo dire come Horatio che il nostro cuore calmo sta! Sta sereno al sicuro in Gesù.

 

VA BENE CON LA MIA ANIMA
(nella versione italiana è tradotto: O mio cuor calmo sta!)

Quando pace, come un fiume, si trova sulla mia via,
quando i dolori si scagliano come onde del mare,
qualunque sia la mia sorte,
Tu mi hai insegnato a dire:
«È utile, è utile alla mia anima!».
Anche se Satana dovesse colpirmi,
Anche se le prove dovessero giungere,
Prenda il controllo la beata certezza
che Cristo ha custodito i miei indifesi beni
e ha versato il Suo sangue per la mia anima.
Il mio peccato, oh, che gioia dà il solo pensiero!
Il mio peccato, non in parte, ma è interamente
appeso alla croce, e io non ne sono più gravato.
Loda il Signore, loda il Signore, oh anima mia!
Da ora in poi, per me vivere è Cristo
se il Giordano dovesse sommergermi,
il dolore non mi seguirà, poiché,
nella morte, come nella vita,
Tu sussurrerai la Tua pace alla mia anima.
Ma Signore, è Te, è la Tua venuta che aspettiamo.
Il cielo, non la tomba è la nostra meta.
Oh tromba angelica! O voce del Signore
Beata speranza, beato riposo dell’anima mia.
Signore, affretta il giorno in cui l’oggetto
della mia fede sarà rivelato,
le nuvole si srotoleranno come pergamena,
la tromba suonerà, e il Signore scenderà.
«Anche questo è utile alla mia anima!».

 Questo è il manoscritto originale: