Ancora uno sforzo

Ancora uno sforzo

“Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato”

(II Timoteo 2:15)

Viviamo in tempi dove la tecnologia la fa da padrona: ad esempio, bastano pochi clic per ordinare un prodotto e farlo arrivare comodamente a casa, per inviare in tempo reale pagine di documenti, o per approfondire un argomento che in altri tempi avrebbe richiesto l’acquisto di un’enciclopedia costosissima o di recarsi nella più vicina biblioteca. In questi tempi dove tutto è semplice e veloce, dove si può ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, sembra anacronistico parlare di sforzi, ma era proprio questo che Paolo chiedeva al giovane Timoteo.

Questo ragazzo, cresciuto in una famiglia premurosa che aveva il timore di Dio (I Timoteo 1:5), fin da bambino aveva cominciato a conoscere le Scritture (II Timoteo 2:15). Da grande poi, fu tra quelli che seguirono Paolo nei suoi viaggi missionari, diventando, come affermato proprio da quest’ultimo, un suo compagno d’opera (Romani 16:21). Ritroviamo qui Timoteo, come destinatario dell’ultima lettera scritta da Paolo prima di morire, a svolgere l’ufficio di vescovo della chiesa di Efeso. Un giovane modello diremmo oggi, il cui progresso era manifesto a tutti, che viene esortato a sforzarsi di essere approvato da Dio.

Molti pensano erroneamente che al cristiano debba venire tutto naturale: santificarsi, pregare, fare del bene, leggere e studiare la Parola di Dio, evangelizzare etc. Parecchi credenti si avviliscono vedendo che queste cose non vengono loro automatiche: Paolo affermava, ad esempio, di non riuscire a fare alcune cose che reputava buone, ritrovandosi a fare  quelle meno buone (Romani 7:15). Da questo comprendiamo che essere cristiani significa sforzarsi quotidianamente di andare contro corrente. Gli insegnamenti che Gesù dava durante il proprio ministero terreno andavano proprio in questa direzione; ecco cosa Egli suggeriva: “Sforzatevi d’entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno d’entrare e non potranno” (Luca 13:24). L’uomo naturale è più incline ad entrare da una porta larga, e a camminare per una strada spaziosa, invece che sforzarsi di passare per una porta stretta e percorrere una via angusta: Gesù conoscendo le nostre difficoltà ci esorta a mettercela tutta.

Molti cristiani si cullano dicendo di non poter fare nulla senza il Signore, e per questo vivono una vita passiva, quasi indolente, senza impegno, dicendo: “Ci penserà il Signore, io con le mie forze non riesco …”. È vero, senza la presenza e l’aiuto di Dio non possiamo raggiungere nessuna meta, ma il Signore vuole che ci applichiamo con tutto noi stessi per fare la Sua volontà, perché proprio in quel momento, infatti, lo vedremo intervenire dove le nostre forze non arrivano, scoprendo che è Lui che ci rende forti (I Timoteo 1:12).

Timoteo era un giovane che, nel corso della sua vita, aveva già fatto molti sforzi per essere un buon cristiano, eppure leggendo questa lettera a lui indirizzata, al verso quindici, trova questa esortazione “sforzati”: non importa quanti sforzi abbiamo fatto fino ad oggi, dobbiamo continuare a mettercela tutta. Come pastore egli predicava l’evangelo ad altri, conosceva bene la dottrina, era impegnato nel servire la chiesa, ma nonostante ciò viene invitato a fare ancora degli sforzi.

Molti credono che il fatto di aver abbracciato la grazia di Dio, li ponga su un piedistallo dove bearsi del loro stato di figli di Dio, in attesa del ritorno del Signore. Leggendo con attenzione la Bibbia scopriamo, invece, che Dio ci chiede ogni giorno tutto l’impegno, la dedizione, il tempo e le energie che abbiamo, indipendentemente da quanto lo abbiamo fatto nel passato e dal ruolo che ricopriamo nella chiesa.

Timoteo doveva sforzarsi per presentare se stesso approvato da Dio: dobbiamo riconoscere che spendiamo tempo ed energie per essere approvati dagli uomini, ma la chiamata del credente è quella di essere gradito a Dio. Come pastore egli poteva essere indotto a sforzarsi di essere approvato dalla chiesa, ma Paolo lo esortava a cercare di piacere a Dio. L’unica approvazione che conta non è quella della moglie o del marito, dei figli o dei genitori, dei colleghi o dei compagni di classe, dei fratelli o degli amici, o del mondo, ma solo quella di Dio.

Timoteo doveva presentare se stesso, non gli fu chiesto di presentare la propria chiesa in modo che fosse approvata, o la propria famiglia, ma se stesso. Questo fatto ci porta a sottolineare l’importanza della responsabilità individuale del credente: troppe volte ci “preoccupiamo” di quello che fanno gli altri, della loro spiritualità o della devozione che dimostrano verso il Signore. Dio ci chiama, prima di tutto, a presentare noi stessi approvati davanti a Lui; l’apostolo Paolo era un uomo che aveva una sola grande “paura”: di essere trovato mancante davanti a Dio, dopo avere predicato agli altri (I Corinzi 9:27). Molti vivono la vita cristiana guardando ciò che fa il fratello accanto a loro, altri delegando cose che competono a loro; ma la salvezza è personale, quindi siamo chiamati individualmente a sforzarci di presentare noi stessi come uomini e donne approvati da Dio.

Oggi il Signore ci ha ricordato che, durante il cammino cristiano, dobbiamo fare degli sforzi, non volti  all’approvazione umana, o al raggiungimento di obiettivi effimeri, ma per essere approvati da Dio! Sappiamo che ciò non ci verrà naturale, ma ogni giorno potremo contare sul Signore, che ci sosterrà nel nostro impegno quotidiano, anche quando le nostre forze saranno poche e verranno meno.

Luciano Di Marco