Fai attenzione alle piccole cose!

Fai attenzione alle piccole cose!

“Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell’uomo privo di senno; ed ecco le spine vi crescevano dappertutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina. Considerai la cosa e mi posi a riflettere; e da quel che vidi trassi una lezione: dormire un po’, sonnecchiare un po’,incrociare un po’ le mani per riposare… e la tua povertà verrà come un ladro la tua miseria, come un uomo armato”.

(Proverbi 24:30-34)

Leggendo questi versi sembra quasi di fare una passeggiata tra i campi e le vigne d’Israele, lo scrittore, infatti, ci narra di una sua esperienza fatta mentre passava presso i campi: da quello che vide trasse una lezione che fu utile per la sua vita allora, e per grazia di Dio lo è oggi per la nostra; ogni giorno, infatti,  siamo chiamati  a meditare la parola del Signore, per trarre lezioni utili al nostro progresso spirituale.

L’insegnamento principale che questo passo mette in risalto è l’effetto negativo che la pigrizia e la stoltezza portano nella vita dell’uomo, tanto nella vita spirituale quanto in quella naturale. Comprendiamo anche come il campo dello stolto e la vigna dell’uomo privo di senno fossero distinguibili a vista d’occhio. Chiaramente, presso questi appezzamenti di terreno non c’erano delle targhe con iscrizioni del tipo: “vigna dello stolto …” oppure “campo del pigro …”, ma dando un’occhiata era facile per un passante comprendere a chi appartenevano quelle proprietà.

Gesù disse: “… ogni albero si riconosce dal proprio frutto” (Luca 6:44); la nostra vita testimonia se apparteniamo a Cristo o meno, dai nostri “frutti” infatti la gente vede se siamo stolti o saggi, pigri o virtuosi. Leggendo questi versi, però, ciò che mi colpisce maggiormente è un’espressione ripetuta per tre volte in poche righe: un po’!

Lo scempio che lo scrittore vede;  le spine che crescevano, i rovi che coprivano il suolo, il muro di cinta in rovina, avevano avuto origine dal riposare un po’, dal sonnecchiare un po’, e dall’incrociare un po’ le braccia. Piccole cose, piccoli momenti, piccoli atteggiamenti, piccole scelte, hanno portato quei terreni all’aridità e all’improduttività, trasformando  una bella vigna in una discarica a cielo aperto, un bel campo in un roveto inutilizzabile. Dio ci dia la grazia di non trascurare l’impatto negativo che alcuni comportamenti  possono avere sulla nostra vita spirituale, familiare, lavorativa, comunitaria ecc.

Tutti noi conosciamo quanto terribili possano essere gli effetti di una valanga, eppure essa ha origine da un piccolo pezzo di neve che si stacca da una montagna e che, rotolando senza controllo verso valle porta devastazione e morte. Molte volte abbiamo sentito persone minimizzare su alcuni atteggiamenti, su frequentazioni, su sentimenti,  passioni, vizi che pian piano come una valanga hanno distrutto: il loro rapporto con Dio, il loro matrimonio, la loro salute, l’economia della famiglia.

Studiando la Bibbia troviamo esortazioni, storie, similitudini che ci insegnano a non trascurare l’incidenza che le piccole cose possono avere sulla nostra vita. Paolo scriveva ai Corinzi: “un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta” (I Corinzi 5:6), nella Bibbia il lievito è spesso simbolo del peccato, come il lievito si fa spazio tra le molecole della pasta facendola gonfiare, il peccato penetra nella vita dell’uomo portando morte e distruzione. C’è il pericolo di minimizzare liquidando molte cose con un semplice: “questo non è niente …”, mentre il peccato continua a farsi strada come lievito nella pasta finché non è tutta lievitata.

Per prevenire ciò, Dio avvertì Caino, il primo omicida, con queste parole: “Il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te” (Genesi 4:7), l’omicidio ebbe origine dal peccato che spiava alla porta del cuore di Caino, cercando di farvi breccia; fino a quel momento non era ancora entrato, ma Caino di lì a poco gli aprì le “porte” del cuore, e ciò portò dolore e morte. Il Signore ci invita a non sottovalutare il peccato ma, come fece con Caino, Egli ci chiede di dominarlo perché con le Sue forze possimo riuscirci.

Studiando il libro del Levitico impariamo a conoscere una malattia terribile e debilitante: la lebbra. Essa si presentava con una semplice macchia bianca sulla pelle che poi si propagava portando l’individuo alla morte. Chiunque era colpito da questa malattia doveva immediatamente farlo presente al sacerdote, prima che il male si propagasse, perché una piccola pustola poteva dar origine ad un grande male. Deve essere così anche per noi, la lebbra è simbolo del peccato che, anche se “piccolo”, può portare alla morte (Romani 6:23). Anche noi quindi dobbiamo ricorrere a Cristo Gesù, che è il nostro Sommo Sacerdote (Ebrei 10:21), che può togliere il nostro peccato impedendogli di penetrare nella nostra vita.

Facciamo attenzione non solo al peccato, ma anche a quelle piccole cose che sembrano innocue, ma invece nascondono una trappola per la nostra vita. Sfogliando il libro della Genesi “incontriamo” la triste storia di  Esaù, figlio primogenito di Isacco, che vendette la sua primogenitura (che all’epoca dava diritto al doppio dell’eredità), per un piatto di minestra. Tornando stanco dai campi Esaù disse a Giacobbe suo fratello: “Dammi per favore da mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono stanco” (Genesi 25:30), Giacobbe rispose: “Vendimi prima di tutto la tua primogenitura” (Genesi 25:31), la scelta di Esaù ci sorprende: “Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?” (Genesi 25:32), così per un po’ di minestra rinunciò a qualcosa di estremamente più importante. Quel pasto sembrava qualcosa di insignificante, eppure precluse a Esaù una grande benedizione: quella porzione di minestra ci parla dei desideri carnali che, se assecondati, diventano una vera sciagura per l’uomo e precludono la comunione con l’Iddio tre volte Santo.

Molti purtroppo, per piccole gioie momentanee, in nome di una falsa libertà, soddisfano i propri istinti carnali rinunciando a quello che di buono e di duraturo il Signore vuole dare. Esaù scelse un po’ di minestra al posto di una ricca eredità: non sottovalutiamo le piccole scelte quotidiane che siamo chiamati a fare. Scegliamo quello che di buono il Signore vuole offrirci e rinunciamo a quelle piccole cose che danno un “vantaggio” nell’immediato, ma si rivelano funeste nel futuro.

In seguito ritroviamo Esaù che piange amaramente, perché si accorge che, per un po’ di minestra, ha perso la sua benedizione (Genesi 27:38). Questa sarà purtroppo l’esperienza di molti che hanno preso a piene mani di quello che la vita offriva loro, precludendosi la benedizione di Dio.

Nel libro dell’Ecclesiaste leggiamo: “Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere: un po’ di follia guasta il pregio della saggezza e della gloria” (Ecclesiaste 10:1). La Bibbia non dice che una mosca che cade nel profumo lo rovina, ma che decomponendosi in esso ne rovina l’aroma. Cosa significa questo per noi spiritualmente? Non possiamo impedire che delle mosche si posino sulla nostra vita, ma abbiamo il dovere di impedire che portino morte. Il profumiere che vuole preservare il proprio prodotto, deve vigilare sull’integrità dello stesso togliendo tempestivamente ogni corpo estraneo, anche il più piccolo moscerino. Il credente che vuole emanare il buon profumo di Cristo (II Corinzi 2:15), non deve lasciare che delle piccole cose rovinino l’opera grande che Dio ha fatto nella sua vita.

Il Signore ci esorta a non minimizzare sugli effetti che il peccato, i desideri carnali, i comportamenti sbagliati, le scelte imprudenti, condotte ingenue, possono avere nella nostra vita. Come lo Scrittore di questo brano, vogliamo riflettere ed imparare da quello che abbiamo “visto” oggi, chiedendo a Dio di darci la forza di vigliare sulle piccole volpi che possono guastare la vigna (Cantico de Cantici 2:15).

A Lui che può preservarci da ogni caduta (Giuda 1:24), diamo gloria da ora e per sempre!

Luciano Di Marco