Tre qualità del cristiano

Tre qualità del cristiano

Rif. II Re 5

Come cristiani, dopo aver ricevuto il dono della salvezza, siamo chiamati a distinguerci dalle persone di questo mondo, perché in noi è avvenuto un importante cambiamento: attraverso il battesimo in acqua testimoniamo che è morto il vecchio uomo ed è nata una nuova creatura in Cristo Gesù. In questo brano viene raccontata la guarigione di Naaman, il Siro, e, facendo un percorso a ritroso tra questi versi, analizzeremo tre aspetti, tre qualità che il cristiano deve possedere: lo zelo, l’ubbidienza, l’umiltà.

Lo zelo

“… e quando Naaman vide che gli correva dietro, saltò giù dal carro per andargli incontro” (v. 21)

Naaman aveva appena ricevuto un gran beneficio da Dio: la guarigione dalla lebbra. All’epoca un lebbroso veniva allontanato dalla società: quest’uomo valoroso, dopo aver ottenuto grandi vittorie (v. 1), sarebbe stato destinato ad una fine misera, se non avesse ricevuto la guarigione miracolosa! Dopo aver dato ascolto alle parole del profeta, Naaman realizzò la potenza di Dio nella sua vita e, ripresentatosi alla porta di Eliseo, volle donare con tutto il cuore i beni che aveva portato con sé, anche se poi l’uomo di Dio li rifiutò. Ancora, quando Gheazi, il servo di Eliseo, gli andò incontro, egli non continuò a viaggiare, ma scese subito dal carro per andargli incontro.

Qui possiamo vedere Naaman come il credente che ha appena ricevuto la salvezza ed è spinto dallo zelo per l’Evangelo, zelo che non deve degenerare, ma rimanere un sano fervore per l’opera di Dio: Naaman seppe quando smettere di insistere e accettare la decisione di Eliseo di rifiutare i suoi doni. Ma lo zelo non deve diminuire col tempo, perché si può incorrere nella pigrizia; a riguardo Paolo scrive: Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore” (Romani 12:11). Gheazi, invece, era probabilmente caduto in quel torpore spirituale (Proverbi 19:15), vedendo la buona disponibilità dell’uomo di Siria come una possibilità di arricchirsi facilmente e disubbidendo così alle parole di Eliseo: per questo subì una severa punizione. E proprio di ubbidienza tratterà il prossimo punto.

L’ubbidienza

“Ed Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va’, làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro».” (v. 10)

Il cristiano è chiamato all’ubbidienza alla parola di Dio: è solo quando compiamo la volontà del Signore che realizziamo le benedizioni che Egli ha preparato per noi e vediamo la sua potenza all’opera nelle nostre vite; la disubbidienza, al contrario, è una causa di problemi e dolori (basta pensare agli esempi di Saul [I Samuele 13:8-14] e di Davide [II Samuele 12:1-14]).

Naaman fu irritato quando seppe quello che avrebbe dovuto fare per guarire, forse perché si aspettava di dover vedere chissà quale gesto del profeta o di dover compiere un’impresa difficile. Anche noi, spesso, tendiamo a preferire la via più complicata, ma ecco che la soluzione, ciò che fa muovere la mano di Dio, è sempre quella più semplice: ascoltare e ubbidire alla volontà di Dio con fede, perché il Signore non vuole essere complesso, ma semplice, perché tutti possano giungere a Lui. Anche Naaman, dopo aver deciso di dare ascolto al consiglio dei suoi servi, ricevette la tanto attesa guarigione (vv. 13-14).

L’umiltà

“La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!»” (v. 3)

La ragazza di questo verso è particolare per tre caratteristiche: appartiene al popolo di Israele, è una ragazza qualunque ed è una serva. Noi oggi apparteniamo al popolo di Dio e siamo tutti chiamati a servire il Signore: non ci viene detto il suo nome, ma solo la sua provenienza e la sua condizione di serva, e questo ci deve insegnare che non bisogna avere necessariamente una nomea, avere tanti anni di fede alle spalle o essersi distinti in maniera particolare, ma basta disporsi per l’opera del Signore con umiltà, come fece questa giovane, per vedere la realizzazione dell’opera di Dio.

La ragazza fece conoscere alla sua padrona che c’era un profeta in Israele che avrebbe potuto fare qualcosa per Naaman, senza imporsi, ma tenendo a mente che lei è solo una serva e presentando con un’umile esortazione la propria fede nell’uomo di Dio: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta …”. Sforziamoci di assomigliare sempre di più a Cristo Gesù, che “umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:8): seguendo il suo sommo esempio vedremo, ogni giorno di più, quanto sia grande l’amore del Signore per noi.

Impariamo ad essere dei servitori ubbidienti, affinché anche di noi si possa dire: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).

Mattia Bertaggia