La voce della sofferenza

La voce della sofferenza

Allora Giobbe aprì la sua bocca e maledisse il giorno della sua nascita [GIOBBE 3:1]
Per quanto riguarda questo capitoo, che contiene il primo discorso di Giobbe, potremmo subito affermare che è impossibile approvare lo spirito che esibisce, o pensare che fosse in qualche modo gradito da Dio. La sofferenza, lo sgomento e le perdite subie gettano un velo oscuro sui sentimenti del patiarca e lo spingono a un parlare impulsivo.
Queste parole, però,gettano le basi per alcune nostre riflessioni più che mai opportune: come avremmo reagito noi difronte a tali tragedie? Che opinione avremmo maturato di Dio e di noi stessi da uan tale prospettiva? Lo spirito che si manifesta in questo capitolo è, senza dubbio,lontano da quella sottomissione serena che la fede in Dio avrebbe dovuto produrre da subito, ma sono proprio le circostanze più difficili quelle che rivelano il vero carattere di un uomo. Giobbe, di sicuro, poteva essere annoverato tra i giusti e, in generale, un uomo di santità e pazienza esemplari, ciò viene illustrato dall’intero libro;ma questo capitolo è uan delel prove più vivide che non era assolutamente privo di imperfezzioni.Siamo forse noi migliori di lui?Attenzione,però!questo nn ci autorizza a giustificare le nostre intemperanze: le calamità della vita indeboliscono anche le persone piu ferme nella fede; la depresione dello spirito,la perplessità della mente e il dolore fisico ci possono sfiancarci spiritualmente, come afferma Paolo, “… siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo, perplessi, ma non disperati; perseuitati, ma non abbandonati atterrai ma non uccisi … Perciò non ci scoraggiamo, ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perche la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un semrpe più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non sulle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poichè le cose che si vedonosono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne” (II Corinzi 4:8-10, 16-18). Caro credente non temere, la grazia di Dio e sufficiente anche per te e, proprio come Giobbe, ne uscirai come l’oro, trasforma i tuoi lamenti in ringraziamenti.