Risposte Inopportune

Risposte Inopportune

Allora Giobbe rispose
[Giobbe 6:1]

ll patriarca seppe aspettare il momento opportuno e, seppure con amarezza e sgomento, replicò. E’ degno di nota vedere come Giobbe, pur essendo in quella condizione di tormento, fosse ancora in grado di rispondere adeguatamente al linguaggio forbito e puntuto di Elifaz. Egli sapeva che l’amico non aveva dimostrato alcuna comprensione nei suoi riguardi, pur avendo nuovamente sottolineato l’indicibile dolore che lo aveva sopraffatto: non poteva contare sulla sua comprensione o sul suo conforto. Elifaz, infatti, non riusciva a pesare ciò che si stava abbattendo su Giobbe, se ne fosse stato capace avrebbe avuto compassione del patriarca. Ecco allora Giobbe prorompere in un fiume di parole: “<<Ah, se il mio travaglio si pesasse, se le mie calamità si mettessero tutte insieme sulla bilancia! Sarebbero trovati più pesanti della sabbia del mare. Ecco perché le mie parole sono temerarie>>” (vv. 2, 3). Lui stesso riconosce che è avventato sostenere cose del genere, ma gli amici di Giobbe avrebbero dovuto rendersi conto che la sua condizione era tale che quelle parole non si sarebbero potute contenere e, forse, fare ammenda per il loro cinismo. A fronte di ciò, Giobbe sancisce una regola che vale per tutti in tutti i tempi: “Pietà deve l’amico a colui che soccombe…” (V. 14). Scorrendo velocemente le pagine della Bibbia giungiamo a un episodio, tra gli altri, particolarmente istruttivo al proposito: un paralitico, che versava in uno stato di estrema indigenza, fu caricato su un lettuccio e trasportato tra svariati impedimenti fino al Signore Gesù per ottenere guarigione. Quegli amici erano sicuramente ben diversi di quelli di Giobbe, si fecero carico del proprio amico malato fino a portarlo al Maestro per ottenere piena guarigione. Conosci qualcuno in difficolta? Non speculare sulla sua condizione, aiutalo, mostra l’amore di Cristo e condividi con lui l’Evangelo… non si sa mai cosa potrebbe succedere nell’aiutare qualcuno.