L’uomo a confronto

L’uomo a confronto

Quello che sapete voi lo so anch’io, non vi sono affatto inferiore
[GIOBBE 13:2]

Quando l’uomo si misura con l‘uomo stesso, alla fine scopre che ha bisogno di Dio: ciò evidenzia la sua nullità e l’esigenza di una divina superiorità e giustizia. Giobbe si dibatte, fino a quando non scopre il Suo redentore e non entra nel Suo riposo! Nonostante il corpo devastato dalle ulcere, illusoriamente confortato dal coccio che passava e ripassava sulle piaghe pruriginose, producendo altri dolori più che sollievo, aveva ancora la forza di replicare agli amici che si erano proposti di provare con i loro ragionamenti la causa e la soluzione della sua disgrazia, con il solo risultato di aggiungere alle lacerazioni del corpo quelle dell’anima. Li ascoltava, fremeva e cosi reagiva: “Quel che sapete voi lo so anch‘io, non vi sono affatto inferiore”. Si poneva cosi, inconsapevolmente sul loro Stesso piano morale, e si autodistruggeva nel condannarli. Aveva, però, bisogno di loro e li pregava di ascoltarlo. Li aveva indicati perché immischiavano Dio nei loro ragionamenti e ora era lui a Edgar: con Dio, a sfidarLo a rimproverarLo, ad accusarLo di essere ingiusto, arbitrario nell’uso del Suo potere. Qui possiamo capire perché Gesù Cristo, giunta la maturità dei tempi, ci abbia insegnato ad amare perfino i nostri nemici. Egli li pone accanto a noi per darci la possibilità di scoprire noi Stessi. Vedendo la nostra immagine riflessa nel nostro prossimo, siamo costretti a inorridire e a piombare definitivamente nella disperazione, oppure a cercare salvezza in qualcuno che sia notevolmente più potente di noi. Dio ha messo nell’uomo l’idea di Dio e questa prende corpo quando tutte le pretese di giustizia, potenza e perfezione dell’essere umano crollano sotto i colpi della divina Parola. Impariamo a lasciar parlare Dio, a farci consolare, guarire e vivificare da Lui. Giobbe più tardi sarà zittito da Elin, figura della nuova coscienza che consente al Signore di far udire la Sua voce e, cosi, confesserà: “Si, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco” (Giobbe 42:3). Non censurerà più il suo Dio: Lo troverà. Non litigherà più con gli amici molesti: pregherà per loro. Questo è l’uomo.