Riflettiamo, Poi Parliamo

Riflettiamo, Poi Parliamo

Quando porrete fine alle parole? Riflettete, poi parleremo [Giobbe 18:2]
Quanto spesso cadiamo nell’errore di parlare prima e riflettere poi. Sembra Facile per chiunque applicare il proprio perbenismo e il proprio severo giudizio a un uomo che si trova in circostanze particolarmente difficili. Questo è quanto accade nel nostro brano biblico: da una parte Giobbe, l’uomo che sta soffrendo nel corpo e nello spirito, e d’altra Bildad, uno dei suoi tre amici, che non lo solleva dal suo dolore, ma lo tratta come colui che “… è strappato dalla sua tenda che credeva sicura, e fatto scendere verso il re degli spaventi” (v. 14). Bildad commette due errori: 1. Presuppone che la sofferenza di Giobbe sia causata dalla disubbidienza a Dio; 2. Egli stesso, quasi infastidito dalla requisitoria di Giobbe, contribuisce con la sua razionalistica e insipiente spiritualità a spezzare le radici della fede e i rami della speranza in Dio. Guai a noi quando, a causa del nostro moralismo e della nostra superbia, ci innalziamo sull’inconvertito, sull’amico o sul fratello in Cristo. Dobbiamo imparare a rimanere sempre umili e aiutare l’altro nel sollevare il fardello che lo opprime. “Riflettiamo” sul nostro comportamento cristiano e sulle nostre parole: queste ultime, a volte, sono quelle che arrecano più danno. Se hai zelo senza conoscenza, conoscenza senza amore, oppure amore senza far dimorare Cristo nel cuore, non puoi portare alcun frutto alla gloria di Dio. Il tuo parlare sarà sempre cinico e insinuante finché non ci saranno in te contemporaneamente tutte queste qualità: amore, zelo, conoscenza e Cristo nel cuore. Giacomo ci illustra chiaramente, nella sua lettera, quale sia l’importanza di parlare senza commettere errori. Facciamola finita con le parole accusatrici, maldicenti e oziose, e iniziamo a porre senno nel nostro parlare, usando discorsi che edificano, affinché nessun fratello opprima l’altro, ma piuttosto ogni cristiano collabori con il proprio prossimo.