La Chiesa Locale (doveri e privilegi dei credenti)

La Chiesa Locale (doveri e privilegi dei credenti)

Ilekklesia termine greco tradotto in italiano come chiesa è “Ekklesia”:  significa assemblea dei chiamati fuori (Atti 19:39). Nella Bibbia il termine chiesa non è mai riferito ad un locale o un tempio, ma ad un numero più o meno alto di persone. Nel Nuovo Testamento si contano più di 100 citazioni della parola “Ekklesia” , e in più di 60 si fa riferimento ad un gruppo di persone che si riunisce in un luogo specifico. Si parla della chiesa che si riuniva in casa di qualcuno dei credenti (Romani 16:5,23; Colossesi 4:15, Filemone 1:2), o della chiesa di una determinata città (I Corinzi 1:2; Colossesi 4:15; Apocalisse 2:1,8,12,18;3:1,7,14). Certi passi inoltre fanno riferimento a chiese che fanno capo ad aree geografiche più vaste (I Corinzi 16:19; II Corinzi 1:1; Galati 1:2), questi riferimenti  confermano indiscutibilmente l’esistenza di molte chiese locali, già nel primo secolo.

Dopo la discesa dello Spirito Santo, infatti, gli apostoli avevano cominciato a predicare l’evangelo secondo il mandato ricevuto da Gesù (Marco 16:15; Atti 1:8), il risultato fu la costituzione di un numero importante di comunità locali. In molti casi non si trattava di grandi assemblee, ma si nota una certa capillarità nella distribuzione delle comunità nelle varie aree regionali, in certe zone infatti notiamo l’esistenza di chiese in ogni città (Tito 1:5).

È chiaro che, parlando di chiesa, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che tantissime volte, il termine “Ekklesia” si riferisce alla cosiddetta chiesa “universale” o “invisibile” (Efesini 5:23-29; I Corinzi 12:13; Efesini 4:4-5). Potremmo definire la chiesa “universale” come l’insieme di tutti coloro che hanno creduto in Cristo, uomini e donne di ogni lingua, estrazione sociale e culturale nati di nuovo, che vivono in questo mondo nell’ubbidienza alla Sua Parola, cercando la santificazione e aspettando dal cielo il Suo glorioso ritorno.

Oggi però vogliamo soffermarci sull’importanza della chiesa locale, che definiamo invece come: un gruppo di credenti che si riuniscono in una determinata città o area geografica. Le tipologie con le quali la Bibbia ci presenta la chiesa (locale e universale), ci parlano sempre di un insieme di individui; la chiesa viene presentata come: un gregge, una famiglia, un corpo, un edificio (composto da tante pietre), quando si parla di chiesa non si parla mai di un singolo credente, ma di più credenti. Soffermandoci su alcuni passi della Scrittura vedremo alcuni doveri e privilegi dei credenti nei confronti della loro chiesa locale.

Appartenere a una chiesa locale

“Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo …” (Colossesi 4:12)

 

Ogni credente deve appartenere ad una comunità locale, ad eccezione di quelli che vivono in un isola dove non ci sono credenti o in una regione ancora non raggiunta dal lieto annuncio del Vangelo. Questi ultimi sono chiamati a pregare perché il Signore apra una porta per l’annuncio del Vangelo, e a testimoniare di Cristo in prima persona.

Paolo scrivendo ai Colossesi cita un uomo della chiesa di Colosse di nome Epafra dichiarandone l’appartenenza a questa chiesa: “Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo”(Colossesi 4:12). Alcuni affermano erroneamente: “Io sono servo di Cristo e non ho bisogno di appartenere ad una comunità locale, sono membro della chiesa universale”. Epafra era un servo di Cristo ed era membro della chiesa di Colosse, ogni credente deve far parte di una chiesa locale e sentire verso la stessa una sorta di senso di appartenenza. Oggigiorno sono tanti i credenti che cambiano chiesa con la stessa facilità con la quale si cambia supermercato, scegliendo quello che fa l’offerta migliore.

Questo perché è venuto meno il senso di appartenenza: quanti cambierebbero famiglia alla prima difficoltà? O nazione alla prima legge non condivisa? Eppure tanti cambiano chiesa dopo aver ricevuto un’esortazione, o per un’incomprensione con un fratello. Dio ci aiuti ad essere parte di una chiesa locale, insieme alla quale servire il Signore, proclamando assieme ai nostri fratelli l’Evangelo della Grazia. Appartenere ad una chiesa locale non significa solo essere iscritti nel registro di chiesa della stessa, ma vivere in comunione con essa partecipando con zelo alle attività spirituali che vi si svolgono.

Pregare per la chiesa locale

“Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere perché stiate saldi, come uomini compiuti, completamente disposti a far la volontà di Dio” (Colossesi 4:12)

Paolo racconta ai credenti di Colosse del modo in cui Epafra pregasse per loro, usando addirittura un termine bellico: combattere. La preghiera infatti è un modo che il credente ha per combattere contro i propri nemici spirituali (Efesini 6:18), ma ogni cristiano è chiamato a farlo non solo per sé (Giacomo 5:16), ma per la chiesa, cominciando proprio da quella di appartenenza. Sarebbe paradossale, infatti, pregare per i missionari che operano a migliaia di chilometri da noi, dimenticandoci di fare la stessa cosa per i fratelli che ci sono più vicini, che vediamo alle riunioni di culto e chiedono alla comunità di pregare per loro.

Epafra era un fratello che pregava per la sua comunità, pur trovandosi per causa di forza maggiore lontano da Colosse, non dimenticava di “presentare” i Colossesi davanti al Signore. Questa è una grande lezione per noi: abbiamo tante necessità personali e familiari, ma uno dei doveri del credente è pregare per la propria chiesa locale, godendo nello stesso tempo il privilegio di essere egli stesso l’oggetto della preghiera degli altri credenti della comunità.

Riunirsi nella chiesa locale

“Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:25)

Lo scrittore agli Ebrei esortava chiunque leggesse a non disertare la comuna adunanza; egli parlava chiaramente delle riunioni organizzate, tenute da ogni chiesa locale. Oggigiorno purtroppo si sta diffondendo una falsa verità: che non è necessario frequentare le riunioni settimanali; secondo alcuni è sufficiente riunirsi con altri credenti solo la domenica, per altri solo qualche domenica, e per altri ancora non è proprio necessario.

È chiaro anche al lettore più distratto che la Bibbia indica una verità diversa: chi abbandona le riunioni comunitarie sta disubbidendo alla volontà di Dio. Ogni membro della chiesa locale ha il dovere di riunirsi con la propria chiesa, ma già nel primo secolo c’erano diversi credenti che  avevano la cattiva abitudine di disertare le riunioni. Da qui l’invito perentorio dello scrittore di non lasciare spazio a questa cattiva abitudine.

Riunirsi con i propri fratelli è buono: “Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme”! (Salmo 133:1). Sarebbe utile leggere questo Salmo ogni qualvolta viene meno il desiderio di frequentare le riunioni, per ricordare che stare coi fratelli è un privilegio, infatti proprio in quelle assemblee, che qualcuno snobba, Dio ha ordinato la benedizione (Salmo 133:3). La chiesa primitiva aveva capito l’importanza di riunirsi insieme, al punto che i fratelli lo facevano ogni giorno (Atti 2:46), oggi sarebbe impensabile organizzare riunioni giornaliere, ma riunirsi insieme ai propri fratelli deve rimanere un dovere e un piacere per ogni cristiano.

Istruirsi ed esortarsi nella chiesa locale

“Istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza” (Colossesi 3:16)

Ogni credente riceve quotidianamente istruzioni dal divino Maestro e, indipendentemente dal ruolo che riveste all’interno della comunità, può istruire i suoi fratelli facendo ciò: nella guida dello Spirito, badando bene a non fare i maestri (Giacomo3:1), ma a parlare in modo da edificare l’altro (Efesini 4:29).

Paolo non parla solo di istruzione, ma anche di esortazione, cioè di un incitamento a fare meglio la volontà di Dio; è chiaro che per istruire ed esortare qualcuno è necessario incontrarlo, e chi possiamo incontrare con facilità, se non i fratelli che appartengono alla nostra stessa comunità locale? In Ebrei 3:13 leggiamo: “Esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato”. Questo verso ci insegna a non lasciare passare i giorni senza esortarsi a vicenda, perché il peccato seduce ogni giorno. L’esortazione deve essere vicendevole, alcuni sono pronti ad esortare, ma poco propensi ad essere esortati, altri sono prontissimi ad istruire, ma restii ad essere istruiti. C’è bisogno quindi della sapienza che viene da Dio, di umiltà, e di stima dell’altro, per istruire ed esortare come si conviene e per ricevere con pazienza esortazione ed istruzione (Ebrei 13:22).

Salutare i fratelli della chiesa locale

“Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio” (Romani 16:16)

L’invito a salutarsi con un santo bacio è ripetuto cinque volte nel nuovo testamento (Romani 16:16; I Corinzi 16:20; II Corinzi 13:12; I Tessalonicesi 5:26; I Pietro 5:14). Il saluto fraterno non è un optional ma deve essere parte integrante di ogni riunione comunitaria e di ogni incontro occasionale tra fratelli. Ognuno deve sentire il dovere ed il piacere di salutare i propri fratelli nel modo che Cristo ci ha lasciato: pace!

Quando il Signore si manifestò ai discepoli dopo la Sua resurrezione prima di ogni cosa senti il bisogno e il piacere di salutarli. Il saluto nel mondo è sintomo di educazione; nella chiesa di affetto fraterno: uno dei modi più semplici per dimostrare amore ai nostri fratelli è salutarli caramente. Nelle lettere del nuovo testamento viene dato ampio spazio ai saluti, lo Spirito Santo ha voluto in questo modo rimarcarne l’importanza: leggiamo di saluti indirizzati a singoli credenti, a famiglie e a comunità intere.

Ai nostri giorni purtroppo, al termine delle riunioni “assistiamo” ad un “fuggi fuggi” generale verso casa, altri aspettano che il fratello vada a salutarli, indispettendosi se questo non avviene. La Parola del Signore ci esorta invece a salutare affettuosamente i nostri fratelli, quindi c’è bisogno di avere un ruolo attivo: se qualcuno non viene a salutarci  poco male, saremo noi a fare il “primo passo”. In questo modo avremo la possibilità di sapere come stanno i nostri fratelli, di incoraggiarli, di conoscerli.

In un mondo che è sempre più un villaggio globale, la Parola del Signore ci invita a considerare l’importanza della chiesa locale. È un privilegio e allo stesso tempo un dovere per il credente appartenere ad una chiesa locale e pregare per il progresso della stessa. Senza tralasciare l’importanza di essere presenti alle riunioni, per poterci esortare e istruire a vicenda, salutandoci come Gesù, il nostro caro Salvatore, ci ha insegnato.

A Lui diamo la gloria.

Luciano Di Marco