Dal Lamento All’Attesa

Dal Lamento All’Attesa

Si grida per le molte oppressioni, si alzano lamenti per la violenza dei grandi; ma nessuno dice: Dov’e Dio, il mio Creatore [GIOBBE 35:9, 10]

Eliu pronuncia parole di un’attualità impressionante. Si alza dal la terra un lamento, ogni giorno il suolo raccoglie le lacrime di milioni di esseri umani, ogni giorno l’uomo si mette a caccia di un responsabile, bisogna assegnargli un nome, bisogna trovare il colpevole. Una volta si poteva, con buona coscienza, accusare la povertà e l’ignoranza ma ora, di fronte al malessere della società del benessere, viene meno la coerenza, ossia le chiavi interpretative di una società sempre più complessa e organizzata, eppure destinata a una decadenza morale senza soluzione di continuità.
Tanto l’analisi sconsolata di un sociologo quanto i sintomi del disagio esistenziale di un giovane dipendente dalla droga sono segnali di un’epidemica malattia interiore dalla quale non si sa come uscirne fuori. Le coscienze corrose sanno ancora balbettare soluzioni immaginose, ma più spesso si abbandonano all’invettiva o a un negativismo nichilista. Sono sempre pochi quelli che hanno il coraggio di rivolgersi a Dio. L’orgoglio umano fa rapprendere i cuori e chiude le porte del cielo. Si soffre, si piange, si bestemmia pure, ma non si considera che la vita ha, in realtà, bisogno di una svolta, di un cambiamento interiore, profondamente autentico.
Dio non beneficia il genere umano in modo incondizionato, anzi, fissa le linee di forza lungo le quali dovrà dipanarsi la vita di chi desidera seguirLo. Sono vani e sterili ogni lamento, ogni speranza, ogni voto di un uomo che non abbia il Figlio di Dio come referente. Tutti quelli che già Lo servono sono chiamati a contenere le impazienze, poiché Dio conosce certamente ogni nostra afflizione e la nostra “pratica” è di certo tra le Sue priorità… aspettaLo.