Non Contendiamo Con Dio

Non Contendiamo Con Dio

Il censore dell’Onnpotente vuole ancora contendere con lui ? Colui che censura Dio ha una risposta a tutto questo? [GIOBBE 40:2]

E’ una sfida quella che Dio lancia a Giobbe, ed egli comprende finalmente che non può competere con l’Eterno. Il Signore gli pone una domanda persuasiva (v. 2). Quelli che discutono sull’opera di Dio hanno la presunzione di rintracciare in essa degli errori e rinfacciarli a Lui, perché vi ponga rimedio. Molti in occasione di un incidente, una calamità o una morte prematura si chiedono: “Perché è successo questo? Se veramente Dio esiste, non poteva fare in modo che non accadesse ?”. Anche Maria, la sorella di Lazzaro, quattro giorni dopo la sua morte, incontrando Gesù, Lo rimproverò: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (Giovanni 11:32). Alcuni Giudei non perdevano l’occasione per criticare il comportamento di Gesù (cfr. Giovanni 11:37). Giobbe, dopo aver criticato a lungo il Signore, si umilia riconoscendo la propria meschinità. Egli non si era arreso ai suoi amici, i quali avevano emesso un verdetto di condanna, ma ora capitola davanti al Signore. Dio non gli parla duramente, mentre anche Eliu l’aveva trattato in modo aspro. Possiamo quindi aspettarci un trattamento migliore da parte di Dio che dai nostri amici. Il ravvedimento induce gli uomini a cambiare opinione su sé Stessi. Quando Dio parla a Giobbe, egli non ha più nulla da obiettare. Non possiamo neppure pensare di poter competere con la giustizia del Signore. Nei Suoi rapporti con noi Egli è sempre giusto e santo, mentre noi non lo siamo altrettanto nei Suoi riguardi. Non possiamo ovviamente misurarci con la potenza di Dio, non possiamo gareggiare con Lui, Dio è gloria e maestà. L’orgoglio porta l’uomo alla rovina, ma l’umiltà precede la gloria. La nostra mano, troppo debole perché contenda con Dio, ci salverà se tendiamo a incontrare quella del Signore.