Conoscenza del Cuore

Conoscenza del Cuore

“Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno ” [GIOVANNI 7 :38]

Queste parole di Gesù hanno una duplice applicazione: ci insegnano, innanzitutto, che quanti vanno a Cristo per fede troveranno in Lui abbondante soddisfazione. Ci insegnano altresì che i credenti non riceveranno soltanto quello di cui necessitano per la propria anima, ma diventeranno anche fonte di benedizione per gli altri.

I credenti nati di nuovo possono testimoniare dell’adempimento della prima parte di questa promessa. Ogni figlio di Dio può dichiarare che, quando è andato a Cristo per fede, ha trovato molto di più di quanto si aspettasse. Ha gustato la pace, la speranza e la consolazione in abbondanza, tanto che non le scambierebbe per nulla al mondo. Ha trovato grazia secondo il suo bisogno e forza per ogni giorno. Siamo stati spesso delusi da noi stessi e dal nostro cuore, ma mai da Cristo.

L’adempimento della seconda metà della promessa non si conoscerà appieno fino al giorno del giudizio. Soltanto quel momento rivelerà il bene che ogni credente ha compiuto come strumento per gli altri, dal giorno della conversione. Alcuni fanno il bene attraverso le loro parole, come fecero gli apostoli e i primi predicatori dell’Evangelo. Altri compiono il bene morendo, come fecero Stefano, il ladrone penitente sulla croce e tutti i martiri della fede. Altri ancora continuano a fare il bene anche molto tempo dopo morte mediante i loro scritti. Ma in un modo o nell’altro, si scoprirà probabilmente che tutti i credenti sono stati fonte di benedizione. Al momento possiamo non esserne pienamente consapevoli, ma un giorno scopriremo pienamente la portata di questa realtà.

“La scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio dove stava Davide?” [GIOVANNI 7:42]

Alcuni di quelli che udivano il messaggio del nostro Signore sapevano chiaramente dove sarebbe nato il Cristo. Facevano riferimento alla Scrittura, dimostrando di avere una certa dimestichezza con il suo contenuto, eppure gli occhi della loro comprensione spirituale non erano illuminati. Il Messia era davanti a loro e non Lo ricevettero né credettero in Lui.

Un certo grado di conoscenza religiosa, senza dubbio, è di grande importanza. L’ignoranza non è certo la madre della vera devozione e non aiuta nessuno ad andare in cielo. Un Dio “sconosciuto” non potrà mai essere oggetto di un culto spirituale. Sarebbe auspicabile che tutti i credenti conoscessero le Scritture allo stesso modo in cui le conoscevano i contemporanei di Gesù!

Sebbene la conoscenza degli insegnamenti biblici sia apprezzabile dobbiamo, però, fare attenzione a non sopravvalutarla. Non dobbiamo pensare che sia sufficiente conoscere i fatti e le dottrine della nostra fede, se il nostro cuore e la nostra vita non sono condizionati profondamente da quanto sappiamo. Anche i demoni conoscono la dottrina, “credono e tremano” (Giacomo 2: 19). È possibile avere dimestichezza con la Scrittura, essere in grado di citare i versetti giusti per ogni occasione, ragionare sulla teoria del cristianesimo e tuttavia rimanere morti nelle proprie colpe e peccati. Come molti della generazione alla quale il nostro Signore predicava, possiamo conoscere la Bibbia bene e tuttavia rimanere inconvertiti.

La conoscenza del cuore, ricordiamolo sempre, è l’unica cosa necessaria. È qualcosa che le scuole e le università non possono conferire. Si tratta del dono di Dio. Scoprire la piaga del nostro cuore e odiare il peccato, acquistare familiarità con il trono della grazia e la fonte del sangue di Cristo, sedersi quotidianamente ai piedi di Gesù per imparare umilmente da Lui questo è il grado di conoscenza maggiore che il mortale possa raggiungere. Ringrazi Dio chi dispone anche di una minima conoscenza di queste cose!