Vero Pentimento

Vero Pentimento

“…E Gesù le disse:’Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più”’ [GIOVANNI 8:11]

Questo passo della Scrittura ci porta a considerare il potere della coscienza. Leggiamo che gli accusatori della donna, sentendo l’invito del nostro Signore Gesù, “accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi”. Per quanto fossero malvagi ed induriti dal peccato, qualcosa dentro di loro li rese codardi. Nonostante la natura umana sia decaduta, Dio si è preoccupato di lasciare in ogni individuo una testimonianza che non può restare del tutto inascoltata.

La coscienza è una componente importantissima del nostro essere e ha un ruolo prominente nella nostra storia spirituale. Essa non può salvarci. Non ha mai condotto nessuno a Cristo. È cieca e facilmente fuorviabile. È zoppa e priva di forza e non ci può guidare al cielo. Tuttavia non dobbiamo disprezzarla.

Beato colui che non soffoca mai la propria coscienza, ma cerca di mantenerla sensibile! È ancora più beato colui che prega di averla illuminata dallo Spirito Santo e aspersa dal sangue di Cristo.

Il passo di oggi ci mostra anche la natura del vero pentimento. Quando Gesù disse alla donna adultera: “Neppure io ti condanno…”, la licenziò con le parole solenni “…va e non peccare più”. Egli non disse semplicemente: “Vai a casa e pentiti”. Il Maestro sottolineò la cosa principale che il suo caso richiedeva: la necessità di rompere immediatamente e definitivamente con il peccato e la vecchia vita.

Non dimentichiamo mai questa lezione. La vera essenza di un ravvedimento genuino e l’abbandono del peccato. Il pentimento che non consiste in qualcosa di più di un sentimento non ha alcun valore agli occhi di Dio. L’azione è la vita del “ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi”. Fin quando una persona non smette di fare il male e non si allontana dai propri peccati, non si è pentita veramente.