Sintomatica Incrudeltà

Sintomatica Incrudeltà

“I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: ‘Fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente’”
[Giovanni 10:24]

Gesú passeggiava nel Tempio, sotto il portico di Salomone, quando i Giudei lo attorniarono per porgergli una domanda, sintomatica della loro incredulità. Ormai, ovunque si era udito parlare di questo Gesú, ed era risaputo che compiva opere potenti, ma ai Giudei non bastava per riconoscere in Lui il Messia tanto atteso. Lo rimproverarono, dicendogli: “Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente”. Gesú li aveva delusi: essi aspettavano un Messia ben diverso, un condottiero, un re potente e non un uomo umile che si proponeva semplicemente di salvare e liberare l’umanità dal peccato e dalla morte eterna, piuttosto che dalla tirannia dell’oppressore.
“Ve l’ho detto”, fu la risposta pronta di Gesú, “e non lo credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di me”. Soltanto chi riconosce che Egli è il Messia mandato da Dio può testimoniare di Lui e ottenere i benefici che derivano da questa opera gloriosa di redenzione.
I Giudei, d’altra parte, non cercavano di sapere se Gesú era veramente il Cristo, perché avevano già decretato in cuor loro che non poteva esserlo: ciò che intendevano fare era soltanto accusarlo di appropriarsi indebitamente di quel titolo.
Anche oggi, per tutti quelli che vogliono rimanere fermi nelle loro convinzioni, nelle loro aspirazioni, nei loro desideri, è difficile riconoscere in Gesú il Cristo, il Figlio di Dio. Soltanto chi riesce a porre fiducia in Lui può riconoscerlo e sperimentare la Sua potenza. A costoro è rivolta la promessa di Gesú: “… e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno li rapirà dalla mia mano”.