Giudizio e Parola

Giudizio e Parola

“Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno” [Giovanni 12:48]

Giovanni, nel suo Vangelo, non presenta un giudizio finale con cornice apocalittica, alla maniera degli altri Vangeli sinottici.

Il giudizio di cui parla è esercitato dalla Parola stessa, la quale, accolta o rifiutata, si pone dinanzi alla coscienza di ogni uomo come una testimonianza incancellabile.

In particolare, la parola di Gesú è accompagnata e supportata dalla stessa potenza del Padre che ha mandato il Figlio a pronunciarla.

Questa Parola è luce. Essa risplende inconfondibilmente quanto più fitte sono le tenebre circostanti, come la vivida luce del diamante risalta maggiormente nella vetrina delle oreficerie, sullo sfondo di velluto scuro.

Il rifiuto della Parola è una manifestazione di orgoglio.

Alcuni capi religiosi avevano creduto nel Maestro, ma per non essere espulsi dalla sinagoga non ardivano confessare la nuova fede che avevano abbracciato (v. 42): “… preferirono la gloria degli uomini alla gloria di Dio”.

La Parola è anche giudizio. Un giudizio che accomuna l’intero mondo in cui viviamo: “Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno”.

Per evitare il giudizio di domani bisogna lasciarsi giudicare oggi. Dio, infatti, attraverso la Scrittura “… giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi …” (Ebrei 4:12, 13).

Prestiamo ascolto e lasciamoci in continuazione esaminare e giudicare da una Parola che è più “antica” e “saggia” di qualsiasi altra parola che mai potremo udire.