Sapere Non Basta

Sapere Non Basta

“Se sapete queste cose, siete beati se le fate” [Giovanni 13:17]

Gesú sembra ammonire i discepoli, dicendo loro di non accontentarsi di una sterile conoscenza del proprio dovere in base a quanto scritto nella Bibbia, perché la vera gioia scaturisce da un ubbidienza concreta alla Parola di Dio. Niente è più comune di sentire persone che, parlando della dottrina o del dovere, dichiarano: “Sì, lo sappiamo!”, e poi rimangono sedute nell’incredulità e nella disubbidienza. Sembrano lusingarsi che ci sia qualcosa di lodevole e di liberatorio nella conoscenza, persino quando essa non porta alcun frutto nel carattere, nel cuore o nella vita.
La verità è un’altra. Sapere cosa dovremmo essere, credere o fare, senza però essere influenzati da questa conoscenza, non fa che aumentare la nostra colpa agli occhi del Signore. Sapere che i figli di Dio dovrebbero essere umili e amorevoli, e continuare ad essere orgogliosi e egoisti, non farà che farci sprofondare ulteriormente nella fossa se non ci ravvediamo. La pratica, in breve, è la vita della devozione cristiana: “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Giacomo 4:17).
Ovviamente, non dobbiamo mai disprezzare la conoscenza: in un certo senso, essa è alla base della vita spirituale. Fin quando non sappiamo nulla del peccato, di Dio, di Cristo, della grazia, del pentimento, della fede o della coscienza, non siamo meglio dei pagani. Neppure, però, dobbiamo sovrastimare la conoscenza. Essa è perfettamente inutile se non produce risultati nella nostra condotta, se non influenza la nostra vita né muove la nostra volontà. In effetti, la conoscenza senza la pratica non ci innalza al di sopra del livello del diavolo, che conosce la verità, ma non vuole ubbidirle ed è miserabile. Chi vuole essere beato nel servizio a Cristo non deve soltanto sapere, ma anche fare.