PREGARE NELLA SOFFERENZA

PREGARE NELLA SOFFERENZA

dawn-1868418_1920C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi”

(Giacomo 5:13)

Oggigiorno parlare di sofferenza è estremamente difficile, non certo perché essa sia assente, basta vedere un TG, leggere il giornale o semplicemente guardarci intorno, per vedere che la sofferenza fa parte della vita di tutti i giorni … Forse anche per questo facciamo di tutto per non soffrire: ad esempio, appena arrivati a casa, sudati dopo una giornata afosa, eccoci intenti a cercare il telecomando del nostro potente climatizzatore per poterci rinfrescare. Oppure, appena avvertiamo un leggero languorino, anche fuori dagli orari dei pasti, ci prodighiamo per preparare o acquistare del cibo per uno spuntino veloce; e ancora, quando si presenta un leggero mal di testa, ci precipitiamo senza indugio davanti al cassetto delle medicine per prendere una pastiglia. Ma come vedremo, nonostante cerchiamo inconsciamente di rigettare l’idea della sofferenza, dobbiamo ammettere che essa fa parte anche della nostra vita.

Dal tempo della caduta dell’uomo la sofferenza è entrata nel mondo; tutti ricordiamo cosa disse Dio a Eva: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te» (Genesi 3:16). Nella stessa occasione il Signore si rivolse ad Adamo dicendo: “Il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai” (vv. 17-19).

Nello scrivere la sua lettera, Giacomo dà per scontato che tra i suoi lettori ce ne fossero molti sofferenti: impariamo, in particolare, che i credenti non sono immuni dalla sofferenza.

Ci sono almeno tre tipi di sofferenze:

  1. Quelle indipendenti da quello che facciamo o abbiamo fatto. Certe sofferenze ci colgono per il semplice fatto di essere venuti al mondo; possono essere morali o fisiche, procurate anche da coloro che ci circondano: familiari, vicini di casa, colleghi etc.
  2. Quelle che sono conseguenza di nostri comportamenti, stili di vita e scelte sbagliate.
  3. Quelle che ci vengono dal fatto che stiamo facendo la volontà di Dio. Chiaramente questo tipo di sofferenza riguarda esclusivamente i figli di Dio.

Pregare nella sofferenza?

La domanda che vogliamo porci oggi, davanti a questo tema, e alla quale desideriamo rispondere con l’aiuto della Parola del Signore è: cosa dobbiamo fare quando ci troviamo nella sofferenza? Scoraggiarci, amareggiarci, lamentarci, protestare, sfogarci in qualche modo?

La risposta che troviamo in questo verso è semplice: pregare! Notiamo che Giacomo è incalzante, categorico e netto, bisogna pregare! Ciò non vuol dire che, mentre stiamo soffrendo, non possiamo “sfogarci”, con il nostro coniuge, i nostri familiari, o con un fratello o una sorella, ma che prima di tutto dobbiamo pregare. Nel caso di sofferenze fisiche possiamo certamente rivolgerci a un medico, o prendere un farmaco ad hoc, ma prima di tutto dobbiamo invocare il nome del Signore. Le parole di Giacomo danno l’idea che è inutile perdere tempo, ma che è necessario pregare con urgenza, perché sa che la sofferenza può logorare il “miglior cristiano”.

Esempi di preghiera nella sofferenza

Ci sono tanti esempi nella Bibbia di personaggi che hanno pregato nella sofferenza: considereremo l’esperienza di tre di loro, ognuno dei quali stava attraversando una sofferenza diversa.

Anna, la madre del profeta Samuele, soffriva per un motivo che non dipendeva dalla sua condotta: era sterile, e per questo stato fisico veniva mortificata continuamente dall’altra moglie del marito, che invece aveva dei figli (I Samuele 1:1-8). Il racconto biblico ci mostra che nella sua sofferenza Anna decide di pregare il Signore (I Samuele 1:9-19): chi era intorno a lei in quel momento non comprese la sua angoscia, ma Dio sì, ed è capace di comprendere oggi anche le nostre piccole o grandi sofferenze …

Giona, invece, è l’esempio di colui che soffre per qualcosa che lui stesso ha fatto, o per una scelta sbagliata (Giona 1-2): aveva disubbidito al comando di Dio di predicare a Ninive e scelse di imbarcarsi alla volta di una città chiamata Tarsis. Come sappiamo bene, in seguito a una tempesta, Giona si ritroverà di lì a poco nel ventre di un grande pesce. La Bibbia ci descrive lo stato di sofferenza del profeta: si sentiva venire meno, quasi soffocare, ma in quello stato pregò il Signore. La sua esperienza ci insegna che possiamo pregare Dio anche se siamo noi la causa della nostra sofferenza, e che possiamo rivolgerci a Dio anche quando sembra che nessuno possa sentirci o quando ci sentiamo soli, Dio infatti è li per ascoltare la nostra preghiera.

Eccoci all’esempio più prezioso, quello di Cristo, che nel Getsemani soffriva perché stava facendo la volontà di Dio, perché aveva deciso di dare la sua vita per noi. La Bibbia ci dice che era in agonia, e in quel momento elevò al Padre la Sua preghiera: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Luca 22:41-42).

Mentre preghiamo nella sofferenza, Dio interviene

Da questi esempi abbiamo visto come Dio interviene mentre preghiamo nella sofferenza.

Anna, che prima di pregare era amareggiata, triste, e tribolata al punto di non voler prendere cibo, dopo avere pregato è una donna serena, al punto che la Bibbia ci dice che il suo aspetto non fu più quello di prima (I Samuele 1:17). Anna ci “insegna” che nella preghiera possiamo trovare la pace che solo Dio può donarci (Giovanni 14:27).

L’ostinato e il disubbidiente Giona riceve esaudimento: quel gran pesce che lo aveva ingoiato lo “rilasciò” sulla terra ferma … La storia di Giona ci ricorda che Dio è colui che può esaudirci.

L’esperienza del nostro Signore Gesù mette in risalto un altro modo in cui Dio interviene quando preghiamo nella sofferenza: la Bibbia ci dice, infatti, che nel Getsemani, quando Gesù ebbe pregato, un angelo apparve per rafforzarlo. Dalla notte del Getsemani impariamo che ci sono sofferenze “senza ritorno”, che precederanno il momento della morte. Anche in quelle, però, Dio è pronto a rafforzarci, con la fede che Cristo è risuscitato, e questa stessa vittoria toccherà tutti coloro che credono in Lui.

Non so quale sofferenza tu stia passando, morale o fisica, causata da una persona, o da una situazione che stai vivendo. Dio ti invita oggi a rivolgerti a Lui, e a farlo prima di tutto e di tutti: scoprirai che Egli è pronto a intervenire nella tua vita secondo la Sua Grazia e la Sua volontà.

Di Marco Luciano