La Vera Vite

La Vera Vite

“Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me
e nel quale io dimoro, porta molto frutto;
perché senza di me non potete far nulla’”
[Giovanni 15:5]

In molti passi dell’Antico Testamento Dio è presentato come il Vignaiolo e il popolo d’Israele come la vigna. Quell’immagine qui è modificata: Gesú è la vera vite, non un vigneto, ma una pianta unica, un solo ceppo al quale è necessario rimanere uniti, poiché non c’è vita se non in Lui e per mezzo di Lui. L’eccezionale importanza di questa dichiarazione è sottolineata dalla formula solenne: “Io sono”, a dimostrazione della Sua eternità e divinità.
I versetti 2 e 3 affermano che ogni tralcio, ossia ogni credente, è oggetto di attenzione da parte del vignaiolo. Per i tralci non vi sono che due possibilità: portare frutto o essere tagliati, non esistono mezze misure, non può esistere un “quietismo cristiano” basato sull’assenso mentale alle verità di fede. O la fiducia e l’ubbidienza o l’incredulità. I discepoli sono puri perché hanno ricevuto la Parola e hanno creduto, ma questa purezza iniziale non è un traguardo, bensì un punto di partenza; infatti, Dio vuole che essi producano ancora “più frutto”.
Chi crede nella Parola deve imparare ad instaurare e mantenere il giusto rapporto con Cristo: “Dimorate in me e io dimorerò in voi”. Il vincolo che unisce un credente al Signore non è certo teorico come non lo può essere il legame tra il tralcio e la vite, ma è un rapporto fondato sul servizio e l’ubbidienza. Perciò, dimorare in Cristo è indispensabile per produrre un frutto permanente. Nulla si potrà ottenere senza Gesú, ma se Egli dimorerà in noi nulla ci sarà negato.
Potremo fare sfoggio della nostra cultura, della nostra forza e di tutte le nostre umane risorse e capacità, ma dobbiamo ben sapere che senza il Signore non possiamo fare nulla, non porteremo alcun frutto, saremo soltanto destinati ad essere tagliati e gettati nel fuoco.