L’importanza di conoscere Cristo personalmente

L’importanza di conoscere Cristo personalmente

Pace, mi chiamo Angelo e voglio raccontavi di come ho accettato Gesù nella mia vita. Ero un ragazzo normale: avevo un lavoro e una moglie e, prima di conoscere Cristo, pensavo di essere felice, credevo che nulla mi mancasse. Mia moglie era figlia di evangelici pentecostali, e furono proprio loro a presentarmi Gesù come Salvatore, ma io non volevo sentirne parlare, perché pensavo di non aver bisogno di Lui e, anzi, dicevo loro che erano i malati che avevano bisogno dei dottori.

Mia moglie frequentava la chiesa e io l’accompagnavo, ed ogni volta che andavo a un culto e ascoltavo la predicazione, sembrava che il pastore ce l’avesse con me: io ero convinto che fosse mia moglie a raccontare tutto di me al pastore. Una domenica mattina del mese di novembre del 1988, decisi di andare al fiume a pescare e, mentre ero assorto nei miei pensieri e nella solitudine, sentii una voce che mi disse: “Angelo se io tornassi adesso, tu dove andresti?”. Io a quella domanda non sapevo cosa rispondere, ma pensai che, siccome mia moglie era in chiesa e stava quasi sicuramente pregando per me, allora ero salvato, ma proprio mentre pensavo ciò, un altro pensiero mi sovvenne: ogni uomo dovrà rendere conto a Dio personalmente. Tale pensiero mi gettò in uno stato di preoccupazione e angoscia.IncontrareGesupersonal

A mezzogiorno rientrai a casa e mia moglie, che nel frattempo era tornata dal culto, iniziò a raccontarmi che la predicazione era stata molto bella e che Dio aveva benedetto. Mentre lei parlava io mi sentivo ancora frastornato, non riuscivo a non pensare alle parole sentite al fiume, ma il mio cuore dinanzi a quelle parole si indurì ancora di più e anzi, dopo quell’episodio, quando sentivo parlare di Gesù, tendevo ad incattivirmi.

Il 31 dicembre del 1989, la nipote di mia moglie ci invitò a casa sua, nelle Marche. La domenica mattina ci recammo nella chiesa di Macerata e, verso la fine del culto, il pastore sentì nel cuore di pregare e, nel farlo, egli diceva le stesse cose che io pensavo nel segreto del mio cuore. Fu allora che compresi che era il Signore che parlava al mio cuore: iniziai a piangere e chiesi a Dio di salvarmi, di avere pietà di me. Da quel momento la mia vita cambiò radicalmente: mi sentivo amato da Dio e mi sentivo felice, tutti i fratelli mi abbracciavano, vedevo la felicità impressa sul loro volto ed io piangevo come un bambino, il mio orgoglio era caduto e là dove c’era la bestemmia, Dio aveva messo la lode.  Dopo qualche mese il Signore mi battezzò con lo Spirito Santo.

Da quando Dio è entrato nella mia vita non sono mancate le prove, ma posso dire che con Lui siamo sempre al sicuro; in Lui si fanno sempre delle belle esperienze. A dicembre 2004, dopo una visita, mi fu riscontrato un tumore al retto. Non nascondo che quella notizia fu per me, che mai avevo avuto malattie, come una vera e propria “botta in testa”: era come se il mondo mi fosse crollato addosso, non riuscivo neanche a dormire. La domenica successiva alla diagnosi, chiesi alla chiesa di pregare per me e decisi di mettere tutto nelle mani di Dio; da quel momento in poi, il Signore mise la sua pace e serenità in me. Oggi Lo ringrazio perché è andato tutto bene.

Posso dire che anche la malattia è stata una bella esperienza, perché ho potuto comprendere che Dio è sempre con me, perché è fedele e le Sue promesse sono eterne. A Lui sia la lode e la gloria in eterno.

Dio ci benedica.

Angelo