Dati a Gesú

Dati a Gesú

“Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo;

erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola”

[Giovanni 17:6]

 

Idiscepoli di allora in particolare, e i credenti in generale, sono “dati” a Cristo dal Padre, secondo un patto eterno stipulato e ratificato molto prima della loro nascita, e sono tratti fuori dal mondo grazie alla chiamata dello Spirito Santo rivolta all’uomo per mezzo dell’Evangelo. Essi sono proprietà particolare del Padre, come proprietà del Figlio. Erano del mondo e non erano migliori degli altri. La loro chiamata dal mondo per essere il popolo di Cristo, e non qualsiasi presunto merito, è il vero fondamento del loro carattere. Queste realtà sono assai importanti, e devono essere lette con particolare riverenza, perché sono le parole che il Figlio rivolse al Padre e che rivelano aspetti che soltanto l’eterna Trinità può trattare con assoluta certezza e che noi siamo chiamati a realizzare nel timor di Dio.

Che tutti i credenti siano dati dal Padre, eletti, scelti, chiamati grazie a un patto eterno sancito in gloria, e che il loro nome e numero esatto sia conosciuto da ogni eternità, è una verità che dobbiamo credere con deferenza e accogliere senza esitazione.

Fin quando saremo sulla terra avremo a che fare con inviti, promesse, comandi, istanze che presuppongono un nostro assenso o diniego, allo stesso modo l’elezione di Dio non annulla mai il nostro libero arbitrio. Ma tutti i veri credenti, quanti si sono ravveduti, hanno creduto e sono stati suggellati dallo Spirito Santo, possono trarre conforto dal pensiero che sono stati conosciuti, amati e dati a Cristo da un patto eterno, molto prima di conoscerlo o di interessarsi a Lui. Non solo, è di grande consolazione, inoltre, ricordare che Cristo si prende cura di quanti il Padre Gli ha dato.

Costoro sono chiamati, altresì, ad osservare la Parola di Dio, attestazione di autentica salvezza. Tale Parola essi non l’hanno ricevuta in modo superficiale, bensì “riposta nel cuore” (cfr. Salmo 119:11), per camminare conformemente ad essa. Osservare, infatti, non vuol dire “dargli un’occhiata”, ma ubbidire ad essa a conferma della nostra reale appartenenza al Padre.

Lettura biblica: Giovanni 17:6-11 [vd. Salmo 119:1-16]