Idoli Vani

Idoli Vani

“Quelli che fabbricano immagini scolpite sono tutti vanità;

i loro idoli piú cari non giovano a nulla; i loro testimoni non vedono,

non capiscono nulla, perché essi siano coperti di vergogna”

[Isaia 44:9]

 

I beni più cari erano quelli in cui prendevano piacere: i loro idoli. Ad essi tributavano onore, ad essi rivolgevano le loro preghiere e s’inginocchiavano. Ma quelle immagini scolpite, a cui gli uomini facevano affidamento, non potevano essere di nessun aiuto. Questo è spiegato chiaramente nel Salmo: “I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono” (115:4-7).

Queste “non entità”, come sono definite dal termine ebraico con le quali sono menzionate, non potevano fornire consolazione nel dolore né forza nella debolezza né liberazione di fronte al pericolo.

Supponiamo che tu abbia un idolo al quale sei legato con profonda devozione, attraverso una sua determinata immagine o ritratto: ammettiamo, per un attimo, che nella tua famiglia avvenga un lutto, o qualche grande difficoltà nella quale hai bisogno di un aiuto che nessuna persona è in grado di fornirti. Cosa potrebbe fare quel tuo dio?

Altri idoli, di diversa natura – come il denaro, lo sport, il successo – non assolveranno a una funzione migliore e più efficace di fronte a un’esistenza sofferente. Immaginiamo che in una famiglia agiata sopraggiunga all’improvviso una situazione dolorosa. Quella casa potrà anche essere ricolma di opere d’arte e di mobili pregiati, ma, senza Cristo, quale conforto potranno mai dare quegli oggetti di valore? L’idolo, nella sua immobilità, non può comunicare nulla, e l’uomo naturale, pur nella sua carnalità, dovrebbe avvedersi dell’impossibilità di fare affidamento su elementi tanto inconsistenti.

La fede nel Dio vivente e vero sottrae l’anima a una moltitudine di superstizioni che si ripetono nel tempo, e ci mette al riparo dal degrado e dall’ignoranza.

Lettura biblica: Isaia 44:9-20