AMORE DIVINO

AMORE DIVINO

“Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato!” [Isaia 53:4]

Qualunque sia la causa del nostro dolore, c’è grande consolazione nel ricordo delle sofferenze di Cristo. Queste ci assicurano che Gesù comprende ogni nostra afflizione.
Nel giardino del Getsemani Egli andò più avanti di tutti i Suoi discepoli. Questa immagine costituisce un esempio per noi. È sempre così. Ogniqualvolta siamo circondati dall’ombra dell’afflizione, non dobbiamo far altro che alzare lo sguardo per vedere Gesù in tenebre ancora più fitte, sempre un passo più avanti rispetto a noi. Il Suo dolore fu infinitamente più profondo del nostro.
C’è consolazione anche nella consapevolezza che, dopo il patimento sopportato con pazienza, sopraggiunge fedele la benedizione di Dio. La pace e la speranza della terra e la gioia e la gloria del cielo sono frutto di un grande dolore: la sofferenza di Cristo. La benedizione seguirà sempre l’afflizione, se accettiamo questa con sottomissione e riverenza.
Pensando alle sofferenze di Gesù dobbiamo anche ricordare che Egli ne uscì vittorioso; la Sua vita risplendette di un fulgore divino, mentre fu elevato in gloria per il frutto del proprio dolore. Questo deve far ricordare ai credenti che si trovano nella prova, che anche essi usciranno illesi e vittoriosi dalle difficoltà. Nessuna cicatrice e nessun segno di dolore marchierà la loro anima, anzi, essa risplenderà nella gloria divina di una maggiore bellezza. Quella del credente non è la visione illusoria di chi rende note a Dio le proprie frustrazioni; non è la voce resa roca dal pianto di coloro che vivono in un perenne senso di sconfitta. La nostra è, piuttosto, la saggia attitudine di quanti hanno compreso che le sofferenze di Cristo segnano una svolta, adesso e per l’eternità, nella vita di tutti coloro che credono.
Ora il tremendo silenzio che dominava il nostro cuore può sconfinare nel canto di quanti hanno sperimentato che la presenza devastante del peccato ha cessato di rivendicare il proprio dominio.