Testimonianza e Incredulità

Testimonianza e Incredulità

“Gli altri discepoli dunque gli dissero: ‘Abbiamo visto il Signore!’ …”
[Giovanni 20:25]

Quando Andrea, Giovanni e Filippo trovarono per la prima volta in Gesú di Nazaret, il sospirato Messia (cfr. Giovanni 1:41-45), furono presi dall’entusiasmo e una gioia grande riempì il loro cuore, al punto che furono praticamente costretti a correre in cerca degli amici, per recare loro la meravigliosa notizia. Così ora gli apostoli, non appena Gesú li ebbe lasciati, vanno in cerca del loro assente collega, per rallegrare anche il suo cuore con la lieta novella: avevano visto il Signore risorto; ma egli non prestò fede alla loro parola, anzi la sua risposta fu piuttosto seccata: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò”.
L’incredulità di Tommaso si manifesta altrettanto forte quanto irragionevole a motivo del fatto che essa resiste a quanto il Signore stesso aveva annunciato ai Suoi discepoli riguardo alla Sua risurrezione il terzo giorno, e alla unanime testimonianza degli apostoli suoi amici, della cui veracità egli non poteva dubitare. La sola scusa che si possa addurre a tutto ciò è che questa incredulità non proveniva da una generale riluttanza ad accettare il fatto evidente, bensì dal timore di uno sbaglio in un argomento di tale importanza. Ci sembra di capire che Gesú non vide in Tommaso uno scettico, freddo e indifferente, altrimenti non gli avrebbe certo concesso di fare tutte quelle domande. Egli, piuttosto, lesse nel cuore del Suo discepolo incertezza e dubbi, la cui unica fonte era evidentemente l’amore per il suo Maestro. Ci piace leggere l’episodio anche in questa chiave. La minutezza dei particolari sui quali Tommaso sembra insistere per convincersi mostra quale impressione profonda avesse prodotto su di lui la crocifissione di Gesú e tutti i tormenti che l’accompagnarono. Al tempo stesso, tali sue pretese sono assolutamente irragionevoli, poiché renderebbero impossibile provare qualsiasi cosa per mezzo di testimoni. Nessuno scrittore non ispirato, e specialmente nessun impostore, avrebbe mai tramandato alla Chiesa la storia dell’incredulità proverbiale di un apostolo.