SALVEZZA E SERVIZIO

SALVEZZA E SERVIZIO

“Anche gli stranieri che si saranno uniti al Signore per servirlo, per amare il nome del Signore, per essere suoi servi”
[Isaia 56:6]

Il nostro testo è assai interessante perché troviamo i Gentili inclusi nel piano di salvezza stabilito da Dio.
L’invito alla salvezza in esso contenuto è esteso a tutti gli uomini senza alcuna limitazione sociale o di razza. L’eunuco, secondo la legge mosaica, era escluso dalla radunanza del popolo (cfr. Deuteronomio 23:1); lo straniero che accettava di far parte del popolo d’Israele godeva dei privilegi spirituali del popolo di Dio, ma in ogni caso era sottoposto ad alcune umiliazioni. La grazia di Dio nel piano della redenzione supera però ogni barriera, la Sua volontà è che tutti gli uomini siano salvati (cfr. I Timoteo 2:4). Israeliti e Gentili, possono far parte della generazione eletta, del sacerdozio regale, dell’autentico popolo di Dio (cfr. I Pietro 2:9).
Un passaggio importante per la salvezza è il ravvedimento. Difatti, in vista della salvezza c’è l’invito ad abbandonare il male e il peccato e a praticare la giustizia. L’insegnamento qui contenuto non suggerisce l’idea di una salvezza come risultato delle opere umane, ma la presenta come il cambiamento del proprio modo di pensare, di essere, che porta l’uomo a rivolgersi a Dio rifiutando il male e il peccato. Ancor più, il frutto della salvezza, di questa ripristinata comunione con il Signore, è il servizio e l’amore. La manifestazione più autentica di una genuina esperienza di salvezza non può non essere quella di amare e servire il Signore, le due cose vanno a braccetto perché, come l’apostolo, in vero credente non può non dichiarare: “L’amore di Cristo mi costringe …”.
Isaia, unitamente ai suoi contemporanei, attendeva questa redenzione, ne evidenziava gli effetti e ne rilevava il sentimento: la salvezza, l’amore per il Signore, il servizio cristiano. Ancora oggi, sono questi elementi che caratterizzano una vera unione con Dio.