Quando La Morte Glorifica Dio

Quando La Morte Glorifica Dio

“Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio.

E, dopo aver parlato così, gli disse: ‘Seguimi’”

[Giovanni 21:19]

 

La morte del credente ha lo scopo di glorificare Dio. Lo Spirito Santo comunica questa verità con un linguaggio chiaro. Egli, nella Sua grazia, spiega le parole misteriose che uscirono dalla bocca di Gesú a proposito della fine di Pietro. Ci dice, infatti: “Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio …”.

Il concetto che abbiamo davanti probabilmente non riceve la considerazione che merita. Siamo portati a considerare la vita come l’unico tempo che abbiamo per onorare Cristo, e l’azione come il solo modo di mostrare la nostra fede, tanto da lasciarci sfuggire la morte, ritenendola esclusivamente la triste fine dell’utilità. Tuttavia, non dovrebbe essere così. Possiamo morire per il Signore come vivere per il Signore; possiamo essere sofferenti e pazienti come operai attivi. Come Sansone, possiamo compiere di più per Dio con la nostra morte di quanto non abbiamo fatto nella vita. È probabile che la calma dimostrata dai martiri della Riforma davanti alla morte abbia avuto più effetto sulla mente dei loro connazionali di quello prodotto dai sermoni che predicarono o dai libri che scrissero. Una cosa è certa: il sangue dei martiri è stato la semenza della Chiesa.

Glorificare Dio nella morte significa essere pronti per il momento in cui verrà. Stefano vide il Signore mentre veniva lapidato, era pronto alla morte perché si era preparato in vita: aveva già glorificato quel Signore che ora stava per incontrare. Il credente che sarà trovato come una sentinella nella sua postazione, come un servo con i fianchi cinti, la lampada accesa e un cuore pronto, l’uomo per il quale tutti potranno testimoniare che la morte improvvisa sarà gloria improvvisa – è quello che onora il Signore con l’epilogo della propria vita terrena. Possiamo glorificare Dio nella morte soltanto vivendo oggi in vista di quel giorno.