CONSAPEVOLMENTE INADEGUATI

CONSAPEVOLMENTE INADEGUATI

“Io risposi: ‘Ahimé, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo’”
[Geremia 1:6]

Geremia era stato chiamato ad essere profeta delle nazioni. Di fronte all’enormità di un tale compito assistiamo alla replica di Geremia che, consapevole della propria inadeguatezza, si appella alla sua giovane età. Dio, nel ribadire il Suo mandato, lo esorta a riguardare non tanto alla sua età quanto all’importanza dell’incarico affidatogli e ancor di più a Colui che glielo aveva conferito.
Espressioni quali: “Ti ho costituito” e “ho messo le mie parole nella tua bocca” crediamo che da subito, in un brevissimo volgere di tempo, abbiano inquietato il cuore di Geremia per poi lasciare il posto ad una profonda sensazione di pace e sicurezza. In ogni tempo il Signore ha avuto degli uomini di fiducia, ai quali affidare il mandato di esserGli portavoce.
Quando accade che l’Eterno “tocca la bocca” di un uomo, o più in generale ogniqualvolta viene affidato un ministerio o si riceve un dono celeste, ci si deve umiliare al cospetto di Dio, prendendo coscienza, ad un tempo, della propria limitatezza e dell’onnipotenza divina. La cosa più triste è forse quella di non considerare con la dovuta attenzione il mandato ricevuto dal Signore. “… A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto …” (Luca 12:48).
Il Signore non ha unto degli uomini perché più abili o migliori di altri, ma unicamente con lo scopo di far giungere a tutti la Sua benedizione, per il tramite della Chiesa. Ecco perché Gesù esortava a predicare l’Evangelo ad ogni creatura, affinché credendo all’Evangelo, fossero salvati. Se non si comprende questo, si corre il rischio di ricadere nella superbia, come purtroppo è accaduto a quanti non hanno fatto stima del dono di Dio.
Sia ringraziato il Signore per le benedizioni ricevute, ma non dimentichiamo mai il peso delle responsabilità di cui dobbiamo farci carico. I doni di Dio sono stati dati alla Chiesa per grazia, e non per merito dei credenti.