Intelligenza E’ Conoscere Dio

Intelligenza E’ Conoscere Dio

“Ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio, dice il Signore” [Geremia 9:24]

Geremia fu chiamato da Dio per essere “profeta delle nazioni”. Quest’uomo, chiamato a vivere esperienze laceranti, campione di un’ortodossia che doveva apparire quasi vestigia spirituale, sopravvivenza di una dottrina di cui si era smarrita persino la memoria storica, viveva in mezzo ad un popolo la cui condotta, debordando dall’ordine morale precedentemente conosciuto, tracimava in un’assoluta e pericolosa immoralità (cfr. Geremia 9:3-9).
Il profeta di Anatot piangeva al pensiero della terribile retribuzione incombente, e si aggirava tra il popolo, implorandolo, supplicandolo, nel tentativo di persuaderlo, affinché abbandonasse la malvagità.
Questo popolo disconosceva secoli di comunione con l’Eterno, e tutto ciò, ricorda la Scrittura, era imputabile unicamente alla sua malafede. La cattiva coscienza impediva di rivisitare criticamente la sua condotta, ma neppure gli infingimenti e la fiumana di parole che avrebbero dovuto celare le condizioni spirituali in cui erano precipitati, sarebbero stati in grado di tenere nascosto più oltre il peccato della nazione.
Non dimentichiamo che la cosa più importante della vita è realizzare un’intima comunione con Dio.
Il capitolo terzo di Genesi mostra Dio che, sul fare della sera, si inoltra nel giardino di Eden per incontrarsi con la Sua creatura; da questi meravigliosi incontri scaturiva per l’uomo la possibilità di comunicare e conoscere meglio il proprio Creatore.
Il profeta Geremia dice: “Ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore”. Quale privilegio e quale conforto è, per quanti conoscono il Signore, abbandonare definitivamente il peccato, e seguire Cristo per fede.