Odiare Il Peccato

Odiare Il Peccato

“Chiunque è nato da Dio non persiste nel commettere peccato, perché il seme divino rimane in lui, e non può persistere nel peccare perché è nato da Dio”

[I Giovanni 3:9]

Chi è nato da Dio ha la natura del Padre suo, che è luce e amore. Il Signore, infatti, generando spiritualmente i Suoi figli, ha posto in loro il germe di una vita nuova, e questo germe divino creato nei cuori mediante la Parola della verità e per la virtù dello Spirito Santo, dimora nei credenti, non è destinato a morire ma a crescere rigoglioso e forte. L’uomo nuovo vive in vista dell’eternità, mentre il vecchio decade e muore. Dio che l’ha creato non l’abbandona, anzi lo nutre, lo fa crescere finché raggiunga la “statura di Cristo”, perché Dio è fedele e vuol condurre l’opera Sua a compimento.

Probabilmente c’è stato un tempo nel quale non ci si preoccupava che le nostre azioni fossero peccaminose e non si sentiva alcun rammarico per aver commesso il male. Non c’era lotta tra il nostro io e il peccato: erano amici. Ma il vero cristiano odia il peccato, fugge da esso, lo combatte, lo considera la più grande piaga, sente con dolore il peso della sua presenza, fa cordoglio quando cade sotto la sua influenza e desidera esserne completamente liberato. Il peccato non gli piace più e nemmeno gli è indifferente; è diventato, invece, una cosa orribile che odia con tutte le sue forze. Egli però non può eliminarne del tutto la presenza dal suo cuore.

Se dicesse di non aver peccato mentirebbe (I Giovanni 1:8), ma può dichiarare di odiare il peccato e desiderare di non commetterlo affatto. Non può impedire ai cattivi pensieri di entrare nella sua mente né alle mancanze e ai difetti di caratterizzare le sue parole e azioni. Egli sa che “… manchiamo tutti in molte cose …” (Giacomo 3:2), ma può dire, in tutta onestà, che queste cose gli creano dolore e che la sua nuova natura non acconsente ad esse e, anzi, le odia.

Il credente nato di nuovo odia e combatte incessantemente il peccato. In questo conflitto il cristiano riceve delle ferite, ma non depone le armi né fa la pace col nemico. Il peccato non domina più la sua vita; egli è divenuto da servo del peccato, servo della giustizia ed il suo odio verso il peccato si trasformerà in vittoria su di esso.