Termini Di Paragone

Termini Di Paragone

“Il Signore mi fece vedere due canestri di fichi, posti davanti al tempio del Signore …” [Geremia 24:1]

Di questa visione data a Geremia Dio stesso provvede tempestivamente a fornire la spiegazione, rivelando il netto contrasto tra quanti erano stati deportati in Babilonia e quanti erano rimasti in Giuda sotto il governo di Sedechia.
I superstiti, rimasti nella loro terra, certamente si sentivano migliori di quelli che erano stati deportati in conseguenza delle loro infedeltà; ma questa tesi, alla luce della volontà di Dio, risultava insostenibile. Coloro che erano stati trascinati in cattività non erano stati abbandonati dal Signore, il quale mediante questa prova stava risvegliando la loro coscienza alla necessità del ravvedimento. Infatti, essi sarebbero diventati una componente determinante, un elemento di forza per la restaurazione del governo di Dio.
Dall’altra parte, coloro che erano rimasti, a causa della loro superbia si rifiutavano di far tesoro della lezione impartita dal Signore proprio tramite la deportazione dei loro fratelli e perseveravano nel condurre la medesima esistenza di corruzione e infedeltà.
In questo modo essi, invece di ravvedersi, aggravavano la loro condizione di peccato, affrettando così la manifestazione del giudizio divino che sarebbe stato più che mai terribile e definitivo.
Quando gli uomini ricusano di imparare le lezioni disciplinari inflitte agli altri, aggiungono alla loro colpevole negligenza un elemento di malvagità che conduce alla corruzione.
I problemi e le difficoltà di quanti ci circondano non debbono mai farci esultare, se confrontati con la nostra presunta giustizia e santità. Dovrebbero essere piuttosto un’occasione di riflessione, per emendarci dai nostri errori e spingerci a chiedere al Signore il perdono e l’aiuto, per essere liberati dalle inevitabili conseguenze delle nostre infedeltà.