Vivere e Morire

Vivere e Morire

“… Piegate il collo sotto il giogo del re di Babilonia, sottomettetevi 01a lui e al suo popolo, e vivrete. Perché dovreste morire …?”
[Geremia 27:12, 13]

Vita e morte sono i termini estremi e antagonisti delle vicende menzionate nel testo. Geremia si appella a Sedechia affinché prenda coscienza dell’ineluttabilità del giudizio che si sta abbattendo sul popolo di Giuda. La resistenza e ribellione al re di Babilonia avrebbe procurato soltanto lo sterminio dei Giudei per mano di Nabucodonosor, usato dal Signore quale strumento di purificazione e condanna. Essi dovevano giungere a riconoscere che la schiavitù e la deportazione erano il risultato della loro infedeltà. Dovevano ammettere che Dio permetteva le loro sofferenze e accettarle senza ribellarsi, perché da questo periodo di sconfitta, umiliazione e sofferenza sarebbe scaturito quel ravvedimento indispensabile per un vero ritorno al Signore nel pieno riconoscimento della Sua sovranità.
Talvolta ci ribelliamo ai programmi disciplinari preordinati da Dio. Vorremmo sempre essere liberati, in via preventiva, da sofferenze e umiliazioni, ma spesso il Signore ha un programma diverso, dai risvolti inaspettati, talvolta dolorosi, in ogni caso, mai preventivabili. In questi casi, ribellarsi a situazioni difficili equivale a svincolarsi dalla volontà di Dio, omettendo di considerare che Egli permette tutto questo per il nostro bene.
È molto meglio essere umiliati come il popolo ebreo e là, nella sofferenza e nell’esilio, ritrovare la propria identità di veri figliuoli di Dio ubbidienti alla Sua Parola che rimanere in uno stato di infedeltà e di separazione dall’Eterno. Talvolta vivere vuol dire morire e morire vuol dire vivere.
Rinunciamo a noi stessi, alle nostre idee e ai nostri programmi e vedremo nel riconoscimento delle nostre infedeltà la soluzione ai problemi della nostra vita.