Imitare Il Bene

Imitare Il Bene

“Carissimo, non imitare il male, ma il bene.

Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha visto Dio”

[III Giovanni 11]

 

Dal caso particolare di Diotrefe l’apostolo assurge ad una norma generale, valevole per tutti i casi, per tutti i credenti e per tutte le età: si tratti anche di male commesso da cristiani di professione, da cristiani influenti, benemeriti e pluridecorati, il male resta male e non bisogna imitarlo. Soltanto il bene, anche se praticato dal credente meno in vista della comunità, merita d’essere imitato, perché conforme alla volontà di Dio e alla nuova natura che Egli ha dato ai Suoi figlioli. La regola è di una semplicità disarmante e, allo stesso tempo, coinvolgente: ci spinge ad agire per il bene! La ragione di ciò è chiara: “Chi fa il bene è da Dio”, punto. Non è necessario aggiungere altre parole!

Come ricorda anche Giacomo, che affrontava problemi simili nelle comunità della diaspora: “La saggezza che viene dall’alto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia. Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità” (3:17, 14).

“Chi fa il bene”, mostrandolo seguendo il principio stesso della sapienza, che vuol dire timor di Dio e buona condotta, è nato da Alto, “è nato da Dio”. Di contro, “chi fa il male non ha visto Dio”, unicamente perché gli occhi della mente e del cuore di costui sono annebbiati dal male, non può avere un’autentica, personale e intima conoscenza del Signore Gesú che è Luce e Amore. In I Giovanni 3:6, l’apostolo asserisce: “Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l’ha visto, né conosciuto”. Il principio è chiaro: nella misura in cui abbiamo comunione con Dio, ubbidiamo alla Sua Parola e siamo guidati dallo Spirito Santo, avremo la capacità di compiere il bene e, come per Demetrio, la verità ne sarà testimone.

 

 

 

 

Lettura biblica: III Giovanni 7-15 [vd. I Tessalonicesi 5:12, 13]