“IO SONO” LA LUCE DEL MONDO

“IO SONO” LA LUCE DEL MONDO

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In Giovanni 8:12 troviamo la seconda affermazione di Cristo che inizia con “IO SONO”: Gesù si presenta come la luce del mondo.

Parlando di luce siamo portati a considerare i primi versi del libro di Genesi (1:1-5). Dopo aver creato il cielo e la terra, Dio disse: “Sia la luce”. Queste parole cambiarono lo scenario buio esistente, la luce viene separata dalle tenebre, dando vita ad una distinzione netta tra il giorno e la notte. Questo passaggio così affascinante del racconto biblico ci testimonia l’importanza della luce: senza di essa c’erano solo tenebre, senza la sua esistenza il creato sarebbe stato privato di uno degli elementi fondamentali, la luce. Anche i primi versi del vangelo di Giovanni ci riportano al principio: l’evangelista parla della persona di Cristo (la Parola), che viene definito come la Luce degli uomini (Giovanni 1:4). Le tenebre, figura della falsità, dell’errore, ma anche del peccato, del male e della morte, non riescono a sopraffare la luce di Cristo che ci parla di vita di verità di giustizia. La “luce” è uno degli attributi propri di Dio, nella prima lettera di Giovanni (1:5) leggiamo: “Dio è Luce e in lui non ci sono tenebre”. Definendosi luce del mondo Gesù rivela la Sua natura divina, pura e vera (senza falsità). In Lui non ci sono tenebre, ovvero non c’è nulla che possa intaccare la Sua santità, nella Sua persona non si trovano ombre, ma solo luce risplendente.

Senza la luce non ci potrebbe essere vita sul nostro pianeta, così senza Cristo l’uomo non può conoscere la vita eterna; Giovanni definisce Gesù come luce e come vita (1:4): queste due “caratteristiche” sono unite indissolubilmente nel Cristo e portano benedizione nella vita di chiunque crede in Lui. Senza la luce l’uomo non potrebbe vedere, conoscere, distinguere e scegliere, così senza la rivelazione di Cristo, nessuno di noi avrebbe avuto la possibilità conoscere Dio e di comprendere la propria condizione di peccatore “aggrappandosi” di conseguenza alla Sua Grazia salvifica. Sapere che Gesù è la luce ci conforta, ma è altrettanto importante per noi comprendere che è necessario camminare seguendo la Sua “scia”: “chi mi segue non camminerà nelle tenebre”. Siamo chiamati a seguire il Maestro come dei marinai che seguono un faro nella notte: se seguiamo questa luce, infatti, avremo la garanzia di non camminare nelle tenebre, evitando di incorrere in “rovinose cadute”. Seguire Cristo ci porterà a una visione sempre più nitida della Sua volontà, perché i nostri passi verranno quotidianamente illuminati dalla Sua gloriosa parola (Salmo 119:105).

Non solo siamo chiamati a seguire la luce, ma a “riflettere” questa “luminosità”; Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5:14). Abbiamo detto, fin qui, che l’uomo ha bisogno di Cristo per non vivere camminando nelle tenebre; con queste parole: “voi siete la luce del mondo”, il cristiano riceve da Cristo una vera e propria investitura, il Signore vuole che prendiamo coscienza del nostro ruolo di riferimento in questo mondo, Egli ci chiama infatti a “riflettere” la Sua luce. Ricordo che da piccolo insieme ai ragazzi del quartiere facevamo un gioco all’aperto, usavamo un piccolo specchio che, riflettendo la luce solare, creava una scia luminosa dando un bellissimo effetto nelle zone d’ombra intorno a noi. Cristo è luce, quindi è la “fonte” di purezza di santità e di verità, come uno specchio, il credente è chiamato a “propagare” la luce di Cristo, per portare un po’ di questa luce dove c’è buio e disperazione. L’esempio del “rapporto” tra sole e luna è esemplificativo: il sole è la fonte della luce, la luna la riflette, cosi la Chiesa è chiamata a “propagare”, in questi periodi bui di decadenza spirituale e morale, la luce sfolgorante di Cristo. Dobbiamo chiedere al Signore la grazia di risplendere; Gesù disse infatti che non è buono accendere una lampada e metterla sotto un recipiente: siamo chiamati ogni giorno a non “nasconderci”, celando l’opera meravigliosa di Cristo, ma piuttosto a palesarci in modo che tutti possano vedere le nostre buone opere così da glorificare Dio (Matteo 5:16).

Dopo averla iniziata con il primo libro della Bibbia desidero concludere questa breve riflessione menzionandone l’ultimo capitolo. Leggendo il capitolo 22 dell’Apocalisse, infatti, rimaniamo estasiati dalla descrizione della nuova Gerusalemme, fatta di oro, smeraldi, pietre preziose, con un fiume limpido come cristallo, ma una delle cose che ci colpiscono profondamente è questa: “Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Apocalisse 22:5). La notte e il buio che incutono tanto sgomento non troveranno posto nella nuova Gerusalemme, perché Dio illuminerà ogni cosa e noi credenti regneremo con Colui che è la nostra luce.

 

Luciano Di Marco