Colpevole Debolezza

Colpevole Debolezza

“Allora il re Sedechia disse: ‘Ecco, egli è in mano vostra;

poiché il re non può nulla contro di voi’”

[Geremia 38:5]

 

Quale condizione rivelano queste parole! Il re Sedechia, che per dignità ed ufficio godeva di tutta l’autorità, dimostra invece, per intero, la sua colpevole debolezza, anche se pare giustificato dallo strapotere del partito di corte, che vuole mettere a tacere una volta per tutte la voce di Geremia. Di certo Sedechia non desidera la morte del profeta, ma sperimenta tutta la sua impotenza dinanzi a quella situazione. Cerca, così, di sfuggire alle proprie responsabilità. Egli era vile e non si rendeva conto dell’autorità della sua posizione. Se “il re non può nulla” ha abdicato e ha rinunciato alla sua dignità. Che triste realtà! Non vi scorgiamo forse lo stesso atteggiamento soccombente che avrebbe assunto Pilato?

Ogni volta che sfuggiamo alle nostre responsabilità perdiamo anche i nostri privilegi. Un sovrano privo di autorità non ha più ragione di essere re. Un credente che non è in grado di guidare autorevolmente la propria esistenza e non riesce ad influenzare il mondo che lo circonda, non sappiamo con quale diritto possa dirsi ancora cristiano.

Quando mostriamo la nostra debolezza e ci sentiamo esonerati dal prendere posizione contro il male, siamo colpevoli non soltanto perché infedeli davanti al Signore, ma anche perché ci lasciamo in qualche modo coinvolgere, divenendo complici, seppur involontari, di coloro che fanno il male: “Quando io dirò all’empio: «Certo morirai!» se tu non l’avverti … io domanderò conto del suo sangue alla tua mano” (Ezechiele 3:18).

Signore, donaci fermezza e fede per non sfuggire alle nostre responsabilità di cristiani, ma per annunciare con autorevolezza tutto il Tuo consiglio. Facci essere sempre disposti a pagare il prezzo della nostra fedeltà alla Tua Parola e ai Tuoi piani!