Arbitri Delle Proprie Scelte

Arbitri Delle Proprie Scelte

“E dissero al profeta Geremia: «Ti sia accetta la nostra supplica,

e prega il Signore, il tuo Dio per noi, per tutto questo residuo» …”

[Geremia 42:2]

 

Il testo che consideriamo oggi mette in evidenza che tutti, dal più piccolo al più grande del popolo di Giuda, s’accostano a Geremia e lo supplicano di pregare il Signore per loro. Dopo aver dichiarato l’intenzione di ubbidire alla Parola di Dio, per quanto sgradevoli che potessero essere le Sue disposizioni, il popolo pare intenzionato a ricercare soluzioni più “concrete” e rassicuranti. Implorano il profeta affinché si faccia interprete della volontà del Signore, per poi disattenderla una volta di più, malgrado l’evidenza della catastrofe che si era abbattuta sulla nazione, proprio per non aver voluto prestare ascolto alle parole che Egli aveva affidato a Geremia. Rendere autonoma la propria condotta, svincolarsi da qualsiasi istanza superiore, essere arbitri e padroni delle proprie scelte, questi erano i sentimenti che animavano i Giudei. Si tratta di filosofie di vita e principi esistenziali che oggi più che mai ci paiono radicati nell’uomo che vuole essere legge a sé stesso.

Il profeta chiamò tutti i capi ed espose loro i piani e tutte le promesse di Dio: “… Io … non vi distruggerò, vi pianterò e non vi sradicherò, perché mi pento del male che v’ho fatto” (v. 10). Il Signore disciplina il Suo popolo, ma rimane buono e pietoso nei suoi confronti. Da parte nostra non dobbiamo approfittare della Sua bontà, anzi, dobbiamo ubbidire subito alla Sua Parola, soltanto così potremo considerarci dei figliuoli ubbidienti.

Quanti credenti rinnegano le promesse fatte a suo tempo! Consideriamo bene il modo in cui camminiamo nelle vie del Signore. Il popolo non rifletté certo su a quello che stava facendo, anzi, volle agire secondo una logica del tutto umana, peccando contro Dio: “Io ve l’ho fatto sapere quest’oggi; ma voi non ubbidite alla voce del Signore …” (v. 21), gli rinfaccerà il profeta.

Sappiamo, in ultima istanza, che a quel popolo, proprio a causa della sua ostinata disubbidienza, furono promesse la morte di spada, la fame e la peste (v. 22), proprio nel luogo che desideravano prendere a dimora. Ricordiamoci che questo è, inesorabilmente, il salario di quanti vogliono agire a loro discrezione, disattendendo i consigli e i comandi del Padre Celeste. A noi la scelta.