Promesse e Calamita’

Promesse e Calamita’

“La parola che il Signore rivolse al profeta Geremia sulla venuta di

Nabucodonosor, re di Babilonia, per colpire il paese d’Egitto”

[Geremia 46:13]

 

Il giudizio comincia dalla casa di Dio, ma non si arresta qui. Anche le nazioni pagane devono fare i conti con la giustizia divina e la lettura di oggi ne offre un’esplicita conferma, laddove sono riportate le prime due profezie pronunciate da Geremia contro i popoli pagani.

La prima profezia si riferisce all’Egitto, annunciandone la completa disfatta ad opera di Nabucodonosor, re di Babilonia, utilizzato dal Signore come uno strumento di giustizia.

La seconda profezia è rivolta contro i Filistei, nemici dichiarati e tanto più insidiosi in quanto più vicini, preannunciando la loro totale distruzione, sempre ad opera di Nabucodonosor.

Tra queste due profezie, che ci presentano un desolante quadro di sciagure imminenti, troviamo un messaggio di incoraggiamento, di speranza e di pace per il popolo di Dio, che appare quasi un’oasi in un arido deserto: “«Tu dunque non temere, Giacobbe mio servitore, non ti sgomentare, Israele! Poiché, ecco, io ti salverò dal lontano paese, salverò la tua discendenza dalla terra della sua deportazione; Giacobbe ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo; nessuno più lo spaventerà. Tu non temere, Giacobbe, mio servitore», dice il Signore; «poiché io sono con te, io annienterò tutte le nazioni fra le quali ti ho disperso, ma non annienterò te; però ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito»” (vv. 27, 28).

Tutte le promesse di Dio hanno il loro adempimento. Israele continua ad esistere come nazione e come popolo ben distinto da tutti gli altri, mentre non sentiamo più parlare di popoli come gli Assiri, i Caldei o i Filistei. Il peccato conduce sempre alla morte, ma Cristo è venuto per estirparlo dal cuore degli uomini.

Il peccato attira il giudizio del Signore su quanti lo commettono, ma la confessione e la santificazione ci fanno godere pace con Dio risparmiandoci il giusto castigo divino.