Un piano di lavoro

Un piano di lavoro

“Tu, figlio d’uomo, prendi un mattone, mettitelo davanti e disegnaci sopra una città, Gerusalemme” [Ezechiele 4:1]

 

Questo brano contiene un profondo messaggio per coloro che lavorano nell’Opera del Signore e si adoperano nell’edificazione e nella cura del popolo di Dio.

Ezechiele viene chiamato molte volte “figlio d’uomo” divenendo, anche per questo, figura profetica di Colui che indicò Sé stesso con il medesimo appellativo.

In realtà, anche per quanto è chiamato a compiere alla luce del brano di oggi, egli è figura di Cristo.

Prima di ogni altra cosa, Ezechiele doveva dotarsi di uno schema efficace, doveva avere un programma preciso, avendo ben chiare tutte le necessità, le angosce e i problemi di Gerusalemme.

Poi doveva caricarsi delle iniquità del popolo di Israele, esemplificandole nel rimanere coricato su un fianco.

Infine, doveva mangiare e bere molto scarsamente, e per giunta cibi preparati in maniera non tanto gradevole, per partecipare così alle sofferenze patite da Israele in terra straniera.

Tutto questo ci parla dell’opera compiuta da Gesù per la salvezza della Sua Chiesa: Egli aveva un quadro nitido della nostra situazione di uomini privi di Dio e, nel Suo amore infinito, si è caricato delle nostre iniquità, soffrendo e addirittura morendo per noi.

Tutto ciò parla pure delle sofferenze, dei patimenti e delle ansie che ogni servitore deve affrontare per essere di utilità all’opera di Dio. Non si tratta di una sofferenza che possa salvare gli altri, poiché quella l’ha sopportata il Signore Gesù e soltanto Lui, ma di un’afflizione che inevitabilmente deriva dall’amore profondo che si deve avere per l’opera del Signore. L’apostolo Paolo parla di carcerazione, percosse, lapidazioni, pericoli, fatiche, pene, veglie, fame, sete, freddo, nudità, ansietà per tutte le chiese.

Forse è proprio questa l’autentica realtà che attende il credente disposto a praticare fino in fondo la volontà di Dio.