Giudizio Incombente

Giudizio Incombente

“Viene il tuo turno, o abitante del paese! Il tempo viene, il giorno si avvicina: giorno di tumulto, e non di grida gioiose su per i monti” [Ezechiele 7:7]

 

Il nostro testo è una delle tante espressioni ricorrenti di questo libro. Esso annuncia l’inevitabile giudizio di Dio che incombe su Israele, ma in senso più ampio, su tutta l’umanità ribelle. Il passo rivela dei chiari tratti apocalittici, e richiama l’umanità intera a considerare ciò che generalmente ci si sforza di dimenticare: il tempo della fine! Viene il giorno e giunge il momento in cui ognuno dovrà rendere ragione a Dio della propria vita. Questo confronto sarà inevitabile, anche se l’uomo tenta di distrarsi e di dimenticare.

Il testo, inoltre, ribadisce la dimensione dell’eternità. Troppi pensano che la vita terrena e il tempo stesso non debbano mai finire, ma la triste evidenza è che molti si troveranno impreparati dinanzi all’eternità.

Non c’è da illudersi: “… nessuno potrà con il suo peccato salvare la propria vita” (v. 13), vale a dire che nessuno può illudersi di continuare a compiere azioni di dubbia natura e poi credere di essere anche salvato. Nell’eternità tutto sarà rivelato, e l’unica possibilità di salvezza per godere della vita eterna sarà offerta dalla redenzione compiuta da Gesù Cristo, unico Salvatore e Signore.

Il testo di oggi non è soltanto un richiamo agli inconvertiti, ma una esortazione a considerare il nostro privilegio e la nostra vocazione di cristiani, redenti mediante il prezioso sangue di Cristo e miracolosamente liberati “dall’ira a venire”.