Non morte ma vita

Non morte ma vita

“Se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità e imita tutte le abominazioni che l’empio fa, vivrà egli? Nessuno dei suoi atti di giustizia sarà ricordato, perché si è abbandonato all’iniquità e al peccato; per tutto questo morirà” [Ezechiele 18:24]

In Israele circolava un proverbio piuttosto popolare: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati” (Geremia 31:29). Analogamente molti lamentavano: “I nostri padri hanno peccato, e non sono piú; noi portiamo la pena delle loro iniquità” (Lamentazioni 5:7).

Il Signore ci dice con chiarezza che le cose non stanno in questi termini, anzi, ognuno muore soltanto a causa del proprio peccato. Chi pecca, in seno al popolo e nel cospetto di Dio, morirà, ma se suo figlio ha operato con giustizia, compiuto il bene agli occhi del Signore e si è ritratto dal peccato, egli vivrà perché è scritto: “Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà” (Ezechiele 18:4).

Il Signore nella Sua grazia non desidera la morte dei peccatori, ma vuole che si convertano a Lui e vivano. Egli, nella Sua misericordia, non si ricorda più dei peccati dell’uomo penitente, anzi questi sono stati completamente cancellati.

Infine, il testo ci avverte che se un uomo dopo aver operato con giustizia, abbandona la via dell’ubbidienza e torna al peccato, la sua giustizia non sarà ricordata. Quale orribile sorte toccherà a coloro che, gettandosi alle spalle le benedizioni realizzate, si incamminano sul sentiero che conduce alla perdizione eterna, ritornando a ciò che un tempo avevano rifiutato come vergognoso e disdicevole.

I credenti devono vigilare sulle loro vie, poiché il percorso indicato dal Signore è diritto, e non ammette pause né scorciatoie. Per questo motivo Dio ha dato il Suo Figliuolo, volendo che nessuno perisca, ma che tutti abbiano la vita eterna.