Un Rimprovero Divino

Un Rimprovero Divino

“… Non bastavano dunque le tue prostituzioni, perché tu avessi anche a scannare i miei figli, e a darli loro facendoli passare per il fuoco?” [Ezechiele 16:20, 21]

Spesso, per illustrare delle verità ai credenti, Dio fa ricorso al linguaggio allegorico anche grave. L’ingratitudine del popolo di Dio, rappresentato dalla città di Gerusalemme, viene duramente condannata, mediante l’uso di simboli e figure assai vivide che, pur nella loro crudezza di immagini, avrebbero dovuto spronare il popolo a far ritorno a Lui.

Per prima cosa Gerusalemme è raffigurato ad un neonato abbandonato dai genitori, e quindi destinato ad una tragica fine. Solamente l’amore e la compassione di Dio l’avevano raccolta, lavata, vestita, curata ed allevata fino a fare di lei una regina!

Inoltre, Gerusalemme, dopo aver raggiunto lo splendore, invece di ringraziare il Signore per ciò che aveva compiuto, si era inorgoglita e altezzosamente aveva iniziato a confidare nella sua bellezza, nelle sue capacità volgendo i pensieri alle divinità pagane e facendo così ritorno a quelle abitudini dalle quali doveva guardarsi con ogni cura.

In ultimo, e fatto ancora più grave, Gerusalemme aveva dimenticato come il Signore l’aveva raccolta, aveva dimenticato l’amore e la misericordia del suo Salvatore. Questo tragico errore l’aveva portata a scendere sempre più in basso, lungo la china del peccato e della corruzione, fino all’abominevole usanza di offrire i propri figli in olocausto alle crudeli divinità cananee. Dimenticando l’aiuto divino aveva invocato il soccorso degli egiziani, degli assiri, di tutti quei popoli dai quali doveva separarla un muro di santità e di consacrazione a Dio.

Davanti al peccato di Israele volgiamo insieme il nostro pensiero al salmista: “Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici” (Salmo 103:2).